In Canada pescata un’aragosta con “tatuaggio” Pepsi

Ah però! Anche le aragoste seguono la moda del momento. Ce lo dicono dal Canada, dove ne hanno pescata una del tutto particolare a largo delle coste d

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Ah però! Anche le aragoste seguono la moda del momento. Ce lo dicono dal Canada, dove ne hanno pescata una del tutto particolare a largo delle coste di Grand Manan, nella zona orientale del Paese. Cosa la rendeva unica rispetto a tutte le altre? Un tatuaggio. Per la precisione un tatuaggio raffigurante una lattina di Pepsi, famosa bevanda analcolica che non ha alcun bisogno di presentazioni. A scoprirla è stata una donna canadese, Klarissa Lindstrandt, che al momento di legarle le chele ha notato qualcosa di strano, riconoscendone subito le caratteristiche. La donna infatti, stando a quanto riferisce il “Guardian”, beve circa 12 lattine di Pepsi al giorno, il che la rende  meritevole di una citazione speciale al pari del crostaceo. 

La notizia è stata rilanciata inevitabilmente da diverse testate web e al tempo di internet ha fatto presto il giro del mondo. Sono stati in tanti ad aprire il dibattito sull’inquinamento, facendo menzione di numeri raccapriccianti purtroppo sempre più in crescita. Ne citiamo alcuni anche noi giusto per non farci mancare nulla: ogni anno vengono gettati in acqua poco meno di 13 tonnellate di rifiuti di vario genere, oggetto di ingerimento da parte degli esseri che abitano i nostri mari. Secondo proiezioni catastrofiche, fra trent’anni il quantitativo di plastica presente in mari e oceani potrebbe superare il quantitativo di pesci. Alcuni detriti di pezzi di plastica sono stati nel tempo trasformati in gusci da granchi e altri crostacei che abitano prevalentemente l’Oceano Pacifico. 

Tornando alla nostra aragosta, le ipotesi sono contrastanti: alcuni ritengono che abbia vissuto a lungo a contatto con una lattina, altri invece sostengono che il “tatoo” sia dovuto al contatto con un cartone pubblicitario. In entrambi i casi, ovviamente, si tratterebbe di un rifiuto abbandonato in mare. Tutto è attribuibile alle cattive abitudini dell’essere umano e alla sua cattivissima propensione a rovinare l’ecosistema. Non potrebbe essere altrimenti, a meno che non si tratti di una sapiente operazione di marketing (cosa comune oltreoceano). O ancora peggio, che nelle prossime ore sulla East Coast non spunti un tatuatore che ammetta di aver ricevuto di recente la visita di un’aragosta desiderosa di tatuarsi una Pepsi. Ipotesi, francamente, fantascienifica. 

 

 

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