Intesa Alto Calore-Acquedotto Pugliese, M5S: “L’accordo non risolve i problemi, li rinvia”

L'interrogativo: “Il patto vale solo per 60 giorni. Perchè De Stefano non parla dell'aumento concesso alla Puglia?”

Dopo l'accordo raggiunto lo scorso 9 agosto tra l'Alto Calore e l'Acquedotto Pugliese, il Movimento Cinque Stelle  Sannio - Irpinia ha diffu

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Dopo l’accordo raggiunto lo scorso 9 agosto tra l’Alto Calore e l’Acquedotto Pugliese, il Movimento Cinque Stelle  Sannio – Irpinia ha diffuso una nota manifestando apertamente il proprio parere sulla questione.

“Invitiamo i cittadini ad attendere prima di esultare per l’avvenuto raggiungimento dell’accordo tra Alto Calore Servizi e Acquedotto Pugliese che dovrebbe comportare un aumento delle risorse idriche destinate a Sannio e Irpinia. La versione veicolata ai mezzi d’informazione da parte del presidente di Alto Calore, Raffaello De Stefano, è come sempre parziale e addomesticata.

Gli 850 litri al secondo (totali) esibiti come un trofeo rappresentano infatti soltanto una parte dell’intesa sottoscritta ieri a Caserta da Alto Calore, Acquedotto Pugliese, Regione, Ente idrico campano, Ambito territoriale Calore Irpino e Autorità di bacino. Il presidente della società idrica irpina si è guardato bene dal rivelare con altrettanta enfasi che il medesimo accordo ha concesso alla Puglia un ulteriore quantitativo pari a 120 litri al secondo tramite prelievo da Caposele. In pratica, persino nella riunione convocata per dare risposte alla grave crisi idrica determinatasi nel Sannio e nell’Irpinia, i rappresentanti pugliesi sono riusciti a strappare un risultato a loro vantaggio. 

Ma questo non ci sorprende affatto. Ripetiamo da tempo in assoluta solitudine che la vera ragione della emergenza che colpisce da mesi decine di migliaia di sanniti e irpini non è la mancanza di risorsa idrica ma la dissennata, scellerata, ingiustificata gestione della stessa. Le comunicazioni rese da Alto Calore ai Comuni e agli utenti a giustificazione dei disservizi sono volutamente fuorvianti. Si prova a giustificare la carenza idrica dovuta esclusivamente a carenze gestionali con cause di forza maggiore come la siccità e l’abbassamento delle sorgenti. Ma non è vero. Abbiamo prove inoppugnabili che il gettito complessivo delle risorse a disposizione di Alto Calore non solo non è diminuito ma è addirittura cresciuto negli ultimi anni. Il mese di luglio si è effettivamente chiuso (rispetto a giugno) con una riduzione della portata delle sorgenti, ma nella misura di poche decine di litri dunque non tale da giustificare i drammatici disservizi verificatisi. E la prova è che in aree come il Medio Calore che da settimane dovevano fare i conti con il quasi azzeramento della fornitura, da qualche giorno la erogazione è stata incredibilmente ripristinata a livelli accettabili (interruzioni notturne). Nel frattempo dal cielo non è caduta una sola goccia, la siccità è semmai più grave di prima, ma l’acqua adesso c’è.

Come mai? Cosa sarà successo? I più maliziosi hanno rilevato una incredibile correlazione tra il ritorno alla quasi normalità e la pubblicazione della notizia relativa all’inchiesta avviata dalla Procura della Repubblica. Ed effettivamente la tempistica lascia sconvolti, ma vogliamo credere alla casualità. Di certo, se un po’ d’acqua in più viene erogata a differenza di quanto avveniva prima ciò vuol dire che la risorsa da qualche parte doveva pur esserci. E questo dunque dimostra logicamente che la causa dei vergognosi disagi procurati ai cittadini non era la carenza d’acqua ma la inadeguatezza di chi la gestisce.

E torniamo dunque all’intesa raggiunta ieri a Caserta. Eravamo presenti nella sede dell’Autorità di bacino e possiamo testimoniare direttamente che i rappresentanti pugliesi sono giunti con ben quattro dirigenti mentre per Alto Calore c’era il solo De Stefano. L’impegno raggiunto (850 litri garantiti a Sannio e Irpinia e 120 litri al secondo in più ad Aqp) ha un valore meramente temporaneo: sessanta giorni. Dopodichè la situazione tornerà quella precedente, ovvero oltre 6.500 litri al secondo di risorse idriche campane cedute alla Puglia e soltanto 600 garantiti per Irpinia e Sannio. Si tornerà quindi ai termini dello scelleratissimo Accordo interregionale siglato nel luglio 2012 tra Campania e Puglia che destina solo la decima parte della risorsa prodotta in Irpinia ai Comuni serviti da Alto Calore.

E allora, prima di cantare vittorie di Pirro, andiamo al fondo della questione e comprendiamo quali sono le vere ragioni che ci hanno portato e ancora ci porteranno ad avere gravissimi problemi, se la rotta non verrà definitivamente rivista. Non è in discussione la solidarietà tra territori, nessuno vuole assetare la Puglia. Ma che a Monopoli ci si possa fare la doccia alle quattro di mattina mentre a Cassano irpino, a pochi metri dalle ricchissime sorgenti, si resti senz’acqua, questo non possiamo più tollerarlo. E il problema non riguarda esclusivamente le utenze domestiche. Il dissennato criterio di ripartizione delle risorse fa sì che si stia drammaticamente erodendo la quota idrica destinata al deflusso minimo vitale dei fiumi. Il Calore è ridotto a un rigagnolo e in alcuni punti è addirittura scomparso a poche centinaia di metri dalla sorgente. Tutto ciò deve interessare almeno quanto la mancanza d’acqua al momento di fare la doccia, perchè la compromissione dell’ecosistema fluviale comporta danni ben più gravi. E anche su questo fronte, l’intesa raggiunta ieri a Caserta non soltanto non migliora le cose ma addirittura le aggrava in quanto prevede che i 120 litri al secondo in più destinati alla Puglia vengano sottratti al fiume, così come i 20 litri al secondo aggiuntivi previsti per Alto Calore. Una autentica follia eppure tanto è accaduto, con l’avallo complice dell’Autorità di Bacino presente con i dirigenti Pasquale Coccaro e Antonietta Ruocchio.

Pertanto, ben venga un miglioramento temporaneo. Ma che non lo si spacci per una conquista epocale né per una prova di capacità gestionale. Proprio non ce ne sono le condizioni”.

 

sicurmore

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