Visitato due volte, tornò in cella e morì: due medici a processo

Salerno - Morì nel bagno della cella di detenzione nel corso della notte tra Natale e Santo Stefano dello scorso anno: rinviati a giudizio i due medic

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Salerno – Morì nel bagno della cella di detenzione nel corso della notte tra Natale e Santo Stefano dello scorso anno: rinviati a giudizio i due medici che hanno visitato il detenuto. Per il decesso di Alessandro Landi i medici Gaia Busati e Nicola Campitiello dovranno affrontare il processo dinanzi ai giudici del Tribunale di Salerno. Il giudice per le udienze preliminari Pietro Indinnimeo ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio presentata dal pubblico ministero Elena Cosentino a carico dei due imputati difesi da Tullio Toriello e Aniello Maiese. A costituirsi parte civile nel procedimento, attraverso l’avvocato Agostino Allegro, la famiglia del detenuto. Alessandro Landi, 36anni, era detenuto dal mese di settembre ed era in attesa di processo. Era stato arrestato nel corso del blitz Italo che aveva portato in carcere dei giovanissimi che, suddivisi in gruppo, detenevano il controllo dello spaccio a Salerno. Landi, secondo le accuse della Procura apparteneva al gruppo di Emanuele Barbone. Il 36enne fu rinvenuto dagli agenti di turno seduto sul wc della stanza di pertinenza, appoggiato su se stesso. Una posizione che ha immediatamente insospettito l’agente di turno il quale si è avvicinato all’uomo per accertarsi che non vi fossero problemi. Alessandro era già morto, inutile ogni tentativo di soccorso. Il 23 dicembre il 36enne chiese di essere accompagnato in infermeria lamentando un forte dolore al petto. Il medico di guardia lo visitò ma non ritenne che non fossero necessari né gli esami per la ricerca di enzimi cardiaci né un elettrocardiogramma. Secondo gli inquirenti non avrebbe tenuto conto di quanto veniva riferito in termini di insorgenza e durata della patologia e soprattutto omise «a fronte di un dolore toracico atipico», di prescrivere un ricovero in ospedale che avrebbe potuto garantire al paziente un monitoraggio costante e un immediato trasferimento in terapia intensiva in caso di emergenza. 
Il giorno dopo il copione si ripeté con un altro medico,  che visitò il detenuto ma non ritenne necessari né il ricovero né ulteriori accertamenti diagnostici. Così Alessandro Landi tornò in cella: poche ore dopo morì per una dissezione aortica.
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