Sono ancora al lavoro dopo quasi due settimane i vigili del fuoco impegnati nelle operazioni di spegnimento del maxi-rogo divampato il 16 agosto a Teano (Caserta) nell’azienda di rifiuti Campania Energia. Il problema sono le fumarole, ovvero detriti di rifiuti carbonizzati ma non ancora spenti del tutto, che covano sotto l’enorme cumulo e che dunque sono di difficile individuazione. Lo spegnimento è comunque alle ultime fasi, e si dovrebbe concludere tra stasera e domani.
Sul grave episodio la Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere ha aperto un fascicolo per incendio doloso, mentre ancora non si spegne l’eco delle proteste della manifestazione per dire basta agli impianti di rifiuti nel Casertano di martedì 26 agosto a Pignataro Maggiore, Comune del Casertano dove sono presenti, come da dati diffusi dalla commissione Ambiente della Regione Campania, quattro impianti per i rifiuti.
Nel corso della manifestazione, organizzata da comitati e associazioni – circa 500 i partecipanti, tra cui anche operatori sanitari e persone, tra cui donne, ammalatesi di cancro – è emersa la necessità di aggiornare il regolamento per il rilascio delle autorizzazioni sul territorio e l’urgenza di procedere a un censimento degli impianti di trattamento rifiuti esistenti e delle autorizzazioni all’esercizio di questi impianti rilasciate dalla Regione Campania; prossima mobilitazione il 27 settembre.
Ma è tutta la provincia, in parte già ricadente nella Terra dei Fuochi, area degradata dal punto di vista ambientale, a far registrare numeri importanti: su 720 impianti e siti di rifiuti presenti in tutta la Campania, 142 sono nel Casertano; e solo nell’Agro Caleno, area non lontana da Teano e in cui rientra Pignataro Maggiore, si contano ben 22 autorizzazioni; quattro impianti come detto sono localizzati proprio a Pignataro, 8 a Vitulazio, 5 a Pastorano, 5 a Sparanise.
Numerosi gli impianti anche nell’area di Villa Literno, mentre nell’Alto-Casertano, identificabile con il comprensorio matesino, risulta attivo solo un centro ad Alife. Singolare la situazione di Vitulazio, dove le otto autorizzazioni rilasciate riguardano impianti per lo smaltimento di materiale tessile ma attualmente, con la chiusura del mercato all’acquisizione dei residui tessili, questi capannoni dovrebbero essere non solo ispezionati ma anche presidiati.
Sul grave episodio la Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere ha aperto un fascicolo per incendio doloso, mentre ancora non si spegne l’eco delle proteste della manifestazione per dire basta agli impianti di rifiuti nel Casertano di martedì 26 agosto a Pignataro Maggiore, Comune del Casertano dove sono presenti, come da dati diffusi dalla commissione Ambiente della Regione Campania, quattro impianti per i rifiuti.
Nel corso della manifestazione, organizzata da comitati e associazioni – circa 500 i partecipanti, tra cui anche operatori sanitari e persone, tra cui donne, ammalatesi di cancro – è emersa la necessità di aggiornare il regolamento per il rilascio delle autorizzazioni sul territorio e l’urgenza di procedere a un censimento degli impianti di trattamento rifiuti esistenti e delle autorizzazioni all’esercizio di questi impianti rilasciate dalla Regione Campania; prossima mobilitazione il 27 settembre.
Ma è tutta la provincia, in parte già ricadente nella Terra dei Fuochi, area degradata dal punto di vista ambientale, a far registrare numeri importanti: su 720 impianti e siti di rifiuti presenti in tutta la Campania, 142 sono nel Casertano; e solo nell’Agro Caleno, area non lontana da Teano e in cui rientra Pignataro Maggiore, si contano ben 22 autorizzazioni; quattro impianti come detto sono localizzati proprio a Pignataro, 8 a Vitulazio, 5 a Pastorano, 5 a Sparanise.
Numerosi gli impianti anche nell’area di Villa Literno, mentre nell’Alto-Casertano, identificabile con il comprensorio matesino, risulta attivo solo un centro ad Alife. Singolare la situazione di Vitulazio, dove le otto autorizzazioni rilasciate riguardano impianti per lo smaltimento di materiale tessile ma attualmente, con la chiusura del mercato all’acquisizione dei residui tessili, questi capannoni dovrebbero essere non solo ispezionati ma anche presidiati.