Clemente Mastella non usa giri di parole. Il sindaco di Benevento, in un’intervista all’Huffington Post, affonda sul Partito democratico e sulla gestione delle trattative per la candidatura di Roberto Fico alla presidenza della Regione Campania. “Non ho mai visto una cosa del genere”, dice, riferendosi al braccio di ferro che ha contrapposto i dem al governatore uscente Vincenzo De Luca. Alla domanda se possa essere considerato un “cacicco” della politica, Mastella respinge l’etichetta: “Non chiamatemi così. Io non ho mai imposto nulla. Non ho mai esercitato il potere assoluto dei governatori. Ho semplicemente il consenso: anche a queste elezioni otterrò 80mila voti, scrivetelo pure”. Il confronto con la Prima Repubblica, per lui, è impietoso: “All’epoca le trattative erano dure, anche virulente, ma restavano riservate. Penso a Remo Gaspari: era un cacicco, ma non chiamava per dire ‘o così o me ne vado’. Oggi invece c’è chi insulta il proprio stesso partito, e poi resta lì. Io dico: se pensi che sia un partito di imbecilli, esci e fondane un altro”.
Nonostante le critiche al metodo, Mastella promuove la scelta di Roberto Fico: “Era la conclusione ovvia. Sul merito nulla da dire, ma il modo è stato opposto alla mia tradizione politica”. Sulla figura di Piero De Luca, nuovo segretario regionale del Pd e figlio del governatore, il sindaco di Benevento non si scandalizza: “È una persona per bene. In politica si vedono cose sghembe, ma concentriamoci sul risultato. Come diceva Mao: l’importante è che i gatti mangino i topi”. Il vero punto, per Mastella, è la contraddizione di un presidente di Regione che costruisce liste esterne al partito: “Com’è possibile che il governatore del Pd abbia una lista concorrente al Pd? È un paradosso”. Per Mastella la crisi è strutturale: “I partiti sono ormai ectoplasmi, hanno paura di perdere e non riescono a esercitare potere sui cacicchi. Un tempo i parlamentari erano l’espressione del territorio e da lì si sceglievano sindaci e governatori. Oggi l’albero genealogico della politica si è rovesciato: comandano le Regioni e i sindaci, i parlamentari hanno un potere fragile”.
Mastella non risparmia neppure Carlo Calenda, che ha ritirato le liste di Azione alle regionali denunciando un clima da feudalesimo: “Fa il feudatario anche lui, ma solo quando gli conviene. Calenda è giorno e notte, infinito e abisso. Sui territori poi lo abbandonano. È successo in Calabria e sta succedendo anche in Campania. Come si chiamava quello di TikTok? Il consigliere regionale Pasquale Di Fenza, espulso da Azione dopo aver postato un video nel suo ufficio con la tiktoker napoletana Rita De Crescenzo. Calenda l’ha mandato via, ma prima se l’è tenuto”. Nonostante la polemica, Mastella conferma il suo sostegno: “Io Fico lo sosterrò, ma farò comunque la mia lista. Me lo hanno sconsigliato, ma io non sono mica iscritto al Pd. E il centro serve. Io faccio quello che voglio”. Il sindaco di Benevento, otto volte deputato, senatore, ministro, europarlamentare e oggi leader di “Noi Di Centro”, rivendica così il suo spazio politico. E chiude con una certezza: “In Campania hanno vinto i cacicchi. Ma io non lo sono: io ho solo i voti”.