Puntata 5
Il caso Sangiuliano-Boccia (LEGGI QUI) entra nel vivo, nel racconto in esclusiva alla nostra testata della protagonista.
“Chi ha mandato Sangiuliano a infilare il collo nel cappio mediatico del TG1?”
Maria Rosaria Boccia: “Sembra quasi che lo abbiano mandato… e da chi? La premier Giorgia Meloni?”
Se fosse così, saremmo davanti a un uso opportunistico della televisione pubblica al servizio del governo. Mai prima d’ora il TG1 aveva dedicato uno speciale alle vicende private di un ministro: un caso senza precedenti, avallato dal direttore Chiocci e dai vertici Rai. È questo il modo corretto di spendere i soldi dei cittadini?
La Rai è ancora un servizio pubblico libero o ormai è diventata TeleMeloni?
E la domanda più grave: perché alla Boccia non è stato dato diritto di replica?
Secondo la deontologia giornalistica, chi è chiamato in causa deve poter rispondere. Boccia lo chiese ai vertici Rai, ma non ebbe neppure una risposta.
È giusto esporre un cittadino – che non era un personaggio pubblico – a una gogna mediatica nazionale senza avvisarlo?
Dove era il sindacato Rai? Silente sul silenzio imposto a Boccia, mentre protestava sugli audio di Federica Corsini, moglie di Sangiuliano. Quegli stessi audio che hanno permesso agli italiani di capire chi bloccava davvero la nomina.
La Boccia rivela:
L’ultima volta che parlò con Sangiuliano fu il 3 settembre. Lui non le disse nulla dell’intervista, che lei scoprì solo dai giornali il giorno dopo.
Per tutelarsi, Boccia iniziò a registrare solo a metà agosto, quando capì che Federica Corsini – senza alcun ruolo istituzionale – stava condizionando la sua nomina.
È giusto che un cittadino debba difendersi da un ministro della Repubblica per provare la verità?
Infine, una riflessione: “Hanno usato me per defenestrare Sangiuliano, perché era già deciso. Perché invece per ministri come Santanchè, Nordio o Piantedosi – con accuse ben più gravi – il governo ha fatto muro e li ha protetti?”
Due pesi e due misure?
Chi decide chi si difende e chi si sacrifica?