
«La commissione bilancio della camera ha inserito in finanziaria le norme per l’acqua chieste da Michele Emiliano e scritte dal parlamentare Dario Ginefra. Secondo queste norme, la gestione degli invasi passa dall’Ente irrigazione alle Regioni. Le Regioni possono conferire in tutto o in parte, partecipazioni al capitale di società attive in settori o in servizi idrici correlati, senza passare dal consenso delle comunità e degli enti locali». Così , Giuseppina Buscaino referente provinciale del comitato “Acqua Bene Comune”.
«Le Regioni quindi – spoega Buscanino – avrebbero il compito di inserire il privato nelle spa pubbliche e privatizzare. Ma non basta, AQP, ACS, GESESA e altri acquedotti del centro sud sarebbero fusi insieme per realizzare una grande multiutility del centro sud privata. Francesco Boccia dice che siamo di fronte a un grande progetto di respiro internazionale, noi diciamo invece che siamo di fronte alla più grande cancellazione della democrazia. Queste norme cancellano l’esito referendario del 2011 che dice che l’acqua non è una merce e che non si deve ricavare profitto dall’acqua e che quindi la gestione dell’acqua deve essere pubblica.
Gli attacchi delle multinazionali tramite politici compiacenti sono molto aggressivi. E se è possibile raggirare in questo modo la volontà di 27 milioni di cittadini significa che siamo in un regime plutocratico e in maniera evidente in post democrazia, prendiamone atto. Assistiamo impotenti al predominio nella vita pubblica di individui e gruppi finanziari che, grazie alla disponibilità di enormi capitali, sono in grado d’influenzare in maniera determinante gli indirizzi politici dei governi. Vogliono creare l’Acquedotto del Mezzogiorno in cui la Puglia avrebbe la maggioranza assoluta.
Il presidente De Luca – comtinuana Buscaino – ha attaccato Ginefra e gli ha attribuito di volere scippare alla Campania le fonti di Caposele, ma non riesce a vedere il problema nella sua interezza. Questo non è un problema di campanilismo, ma un problema democratico e lui è complice con la sua legge regionale 15 del 2015 che vuole creare grandi distretti per privatizzare tutto in blocco. Non è un problema campanilistico, ma un problema di privatizzazione.
Francesco Boccia dice addirittura che questo grande distretto deve essere pubblico, forse non conosce bene il significato della parola “pubblico” ».













