Napoli – La Regione Campania è al secondo posto in una speciale classifica appena diffusa da Unioncamere-Infocamere per Il Sole 24 Ore, per quanto riguarda le piccole e medie imprese che investono nell’innovazione. Su un totale di 895 Pmi, 97 sono appunto campane, con una percentuale dunque del 10,8%. L’Ocse le definisce «scale-up», riferendosi alle imprese che hanno avuto un aumento dell’occupazione o delle vendite maggiore del 20%, per un periodo di tre anni consecutivi, partendo da almeno dieci occupati all’inizio del triennio di osservazione (comprendere le micro-imprese sotto dieci addetti significherebbe infatti considerare aziende che crescono rapidamente anche per via della piccola dimensione di origine). Ma quali sono i fattori determinati, presi in considerazione dalla classifica, per definire virtuoso il comportamento di una azienda del tipo «scale-up»? Di sicuro il primo ingrediente è costituito dall’innovazione degli impianti e dei processi produttivi. Analizzando le storie di alcune società, si scopre infatti che negli ultimi anni sono stati fatti investimenti in nuove tecnologie, nuovi siti produttivi e nell’inserimento di personale qualificato. Ovviamente questo risultato è stato raggiunto anche a politiche ad hoc portate avanti dalla Regione Campania, e in particolare dall’Assessorato alle attività produttive, nella persona di Amedeo Lepore, che in conferenza stampa ha sottolineato quanto sia importante, per le aziende, la digitalizzazione e l’internazionalizzazione.
Ugo Cundari











