Napoli – Quattro aziende sono state sequestrate nell’ambito delle indagini sulle cause d’inquinamento del fiume Sarno. L’operazione ha visto impegnate le Procure di Torre Annunziata (Napoli), Nocera Inferiore (Salerno) e Avellino ed è stata eseguita dai carabinieri del comando gruppo per la Tutela Ambientale di Napoli.
I militari hanno dato esecuzione a tre decreti di sequestro preventivo emessi dai gip dei Tribunali di Avellino, Nocera Inferiore e Torre Annunziata ed un decreto di sequestro d’urgenza emesso dal gip del Tribunale di Torre Annunziata. Le aziende colpite dal provvedimento operano nel settore della metallurgica pesante, dell’attività conserviera e dell’attività conciaria e hanno sede nei comuni di Solofra (Avellino), Pagani (Salerno), Torre Annunziata (Napoli) e Striano (Napoli). I legali rappresentanti sono accusati di scarico abusivo di reflui industriali, illecita attività di gestione di rifiuti, emissioni in atmosfera senza autorizzazione e, in un caso, anche di inquinamento ambientale. In particolare le indagini effettuate dai carabinieri del Noe di Salerno e Napoli, che si sono avvalsi anche della collaborazione dell’Arpac e con il coordinamento delle Procure di Avellino, Nocera Inferiore e Torre Annunziata, hanno permesso di accertare diverse irregolarità.
“L’attività viene esercitata regolarmente senza nessun nocumento per l’ambiente“. A precisarlo è il legale della Laser Fashion, azienda di Solofra (Avellino) operante nel settore della lavorazione e concia del pellame. Lo stabilimento è stato sequestrato insieme con altre tre aziende nell’ambito dell’operazione congiunta messa in campo dalle Procure di Avellino, Nocera Inferiore (Salerno) e Torre Annunziata (Napoli) che indagano sulle cause d’inquinamento del fiume Sarno. Secondo l’accusa l’attività produttiva dello stabilimento solofrano “era esercitata con titolo autorizzativo allo scarico e alle emissioni in atmosfera scaduti da almeno 3 anni e pertanto inefficace”.
Accusa respinta dall’azienda che, attraverso il suo legale, si è difesa. “I titolari – ha precisato il legale della Laser Fashion – hanno già dato mandato ai propri legali per chiedere la revisione di un provvedimento sproporzionato ed illegittimo, tenuto conto che l’attività viene esercitata regolarmente senza nessun nocumento per l’ambiente. Difatti le acque reflue industriali sono convogliate presso il depuratore con pagamento dei costi di depurazione. L’azienda ha in corso il procedimento nel quale sono stati già acquisiti tutti i pareri favorevoli e comunque è in possesso dell’autorizzazione per l’immissione di fumi in atmosfera rilasciata dalla Regione Campania con proprio decreto e con scadenza 2022. L’azienda, pertanto, confida nell’immediata risoluzione di tale incresciosa vicenda per il prosieguo dell’attività con i circa 20 dipendenti occupati”.














