Lo aveva annunciato Vincenzo De Luca nelle sue ultime visite nel Sannio. Prima a Telese Terme e poi a Sant’Agata de’ Goti. Ed adesso l’annessione del presidio ospedaliero “Sant’Alfonso Maria de’ Liguori” di Sant’Agata all’azienda ospedaliera “Rummo” di Benevento è diventata realtà. “Non si tratta di una semplice sommatoria – ha spiegato il direttore generale del Rummo Renato Pizzuti – ma di un moderno progetto di assistenza altamente specializzata, che porterà ad una diversificata caratterizzazione delle due strutture, frutto della visione lucida e lungimirante del Presidente della Regione De Luca”.
L’annessione, aveva spiegato il governatore, era l’unica strada per salvare il nosocomio santagatese ed allo stesso tempo dar vita al Polo Oncologico di Sant’Agata de’ Goti. Con la diretta gestione dei due plessi, il “Rummo” passa a 544 posti letto complessivi. Per intenderci, quanti ne contano il “San Giuseppe Moscati” di Avellino ed il “Sant’Anna e San Sebastiano” di Caserta.
La firma del decreto regionale che sancisce la fusione dei due ospedali – il numero 54 del 7 novembre – porta la firma del Presidente della Giunta Regionale della Campania nella veste di Commissario ad Acta per l’attuazione del Piano di rientro dei disavanzi.
“Per la provincia sannita – spiegano dall’azienda ospedaliera del capoluogo – innanzitutto l’opportunità di avere nel suo territorio un punto di alta specializzazione oncologica, capace di orientare su Sant’Agata il flusso di mobilità passiva, diretto, anche dalle province viciniore, verso altre regioni. Nel contempo scongiura per lo stesso Ospedale Sant’Alfonso Maria de’ Liguori il rischio di soppressione, o quantomeno di un drastico ridimensionamento, in ragione dei percorsi previsti dalle misure di razionalizzazione della finanza pubblica, di cui alla legge 23 dicembre 1996, n. 662”.
La nuova configurazione del nosocomio di Sant’Agata si concretizzerà a partire dal prossimo gennaio. “Il progetto – ha spiegato lo stesso Pizzuti – che contribuisce a cementare i rapporti tra A.O. e ASL, in coerenza con il percorso di completa integrazione tra ospedale e territorio, finalizzata a porre il paziente al centro del sistema sanitario, consentirà ai pazienti di poter curare, con ragionata fiducia, patologie anche di una certa gravità vicino alla propria casa ed ai propri affetti e di non dover più affrontare i cosiddetti viaggi della speranza, che aggiungono ulteriori disagi al dolore”.














