di Tiziana Urciuoli
“Le istituzioni sono poco presenti, non comprendono bene la portata del fenomeno”. Ed ancora: “Tante volte ho denunciato alle forze dell’ordine, ma sono quasi sempre rimasta sola”. Infine: “Se non fosse stato per il 1522 (numero nazionale antiviolenza), mio marito avrebbe continuato a picchiarmi, forse mi avrebbe ucciso”.
Queste non sono parole o pensieri nostri, queste sono le parole di Assunta, ma potrebbero essere le parole di Antonia, Lina, Giovanna e tante altre. Donne vittime di violenza. Assunta, nome di fantasia, è stata intervistata e la sua testimonianza, a tratti toccante e molto dura, è stata fatta vedere al Carcere Borbonico di Avellino, in occasione della Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne, nell’ambito della manifestazione organizzata dalla Casa Rifugio “Antonella Russo” di Ospedaletto d’Alpinolo.
Forse basterebbe la testimonianza di Assunta per sintetizzare quanto accade veramente. Tante, troppe parole, pochi fatti. Lo testimonia Assunta, lo vivono sulla loro pelle gli operatori, i professionisti ed i volontari della Casa Rifugio “Antonella Russo”. Un centro che porta un nome importante, quello della studentessa di Solofra uccisa il 20 febbraio 2007 dall’ex convivente violento della madre.
“Un anno e mezzo fa – sostiene Anna De Stefano, operatrice della casa di accoglienza – all’inaugurazione della struttura, ci furono fatte tante belle promesse. Oggi, però, se non fosse per il sostegno di Casa sulla Roccia, noi non potremmo operare. La famosa rete, le famose collaborazioni dove sono? Tutto resta solo sulla carta. Ci hanno molto sostenuto alcuni privati, ma le istituzioni sono poco presenti. Per noi è molto complicato andare avanti, perciò rivolgo un appello alle istituzioni: aiutateci ad aiutare”.
Eppure, la casa rifugio svolge un ruolo importante, fondamentale. “Da noi – dice ancora De Stefano – arrivano donne disperate, donne che hanno subito maltrattamenti feroci, anche per decenni. Noi le aiutiamo a rifarsi una vita, a riprendere in mano la propria vita, a riprendersi i propri figli, spesso negati dal marito violento. Bisogna infatti sottolineare –prosegue – che un terzo delle violenze avviene tra le mura domestiche, la violenza viene fatta maggiormente proprio da quelle persone che dicono di amare”.
Oltre le parole, dunque. Occorrerebbe andare oltre le parole e, forse, i gesti sporadici. Ben vengano le panchine rosse. Ma se poi “Casa rifugio” rischia di chiudere? Oltre le parole è anche l’unità mobile del progetto “Spazio Donna”, sempre di Casa sulla Roccia, finanziato dal CSV di Avellino, che è “sceso” per il Corso a sensibilizzare contro la violenza sulle donne e, in generale, sul tema della violenza di genere. Lo stesso accadrà anche il prossimo 2 dicembre, grazie ai responsabili del progetto, ovvero Natasha Cillo, Ida Mazzarotti ed Antonio Faticato. Il progetto ha ricevuto il patrocinio dell’assessorato alla Cultura del Comune di Avellino retto da Bruno Gambardella.














