Revoca del contratto. E’ questa la posizione del Comune nei confronti della Polisportiva Avellino che gestisce la piscina comunale. La società è morosa per circa 800 mila euro verso il Credito Sportivo. Dopo l’incontro di ieri in Prefettura, stamane la vertenza si è spostata in Comune. Al tavolo i dipendenti, il rappresentante sindacale della Uil Michele Caso, il vice sindaco Maria Elena Iaverone e l’assessore al Patrimonio Paola Valentino.
La posizione del comune rimane quella di attuare una revoca del contratto al gruppo Cesaro. Una risoluzione del contratto che se non studiata nei minimi dettagli potrebbe causare la chiusura della piscina. La struttura di Via De Gasperi potrebbe essere l’ennesima struttura chiusa e abbandonata come il cinema Eliseo e il Teatro Gesualdo. L’assessore Valentino dal canto suo ha cercato di rassicurare i lavoratori. “Faremo in modo di attuare la risoluzione del contratto di gestione ma, allo stesso tempo avvieremo il bando di gara per la nuova gestione. Tutto questo per non chiudere il Centro sportivo e compromettere l’impiego di tanti lavoratori con conseguente danno alla città e all’utenza” – dice.
E’ qundi cominciato il dialogo e sembra prevalere la volontà dell’Ente di Piazza del Popolo a salvaguardare i livelli occupazionali.
“Abbiamo informato la Prefettura dell’attuale situazione in cui versa la piscina comunale. Una situazione che è diventata molto complicata. Il Prefetto era già al corrente della vertenza messa in atto pochi giorni fa. Abbiamo solo fornito gli elementi aggiuntivi per dimostrare che c’è un forte disagio da parte dell’utenza. All’interno dell’azienda ci sono dipendenti che non percepiscono lo stipendio da diversi mesi, ci sono tanti lavoratori a nero per essere chiari, ci sono lavoratori che sono stati reintegrati da parte del tribunale ma, l’azienda si permette il lusso di non farli rientrare a lavoro. Oggi siamo in comune per capire la posizione che assumerà l’ente. I dirigenti ci hanno in parte rassicurato . Ora vedremo cosa accadrà. Intanto l’azienda continua a non farsi vedere e sentire. Gli stipendi restano ancora arretrati”. spiega Michele Caso della Uil.














