Benevento – Le denunce alle Autorità per violenza ai danni delle donne nel Sannio sono solo la punta di un iceberg. E’ quanto ha sostenuto con forza il Procuratore della Repubblica di Benevento Aldo Policastro intervenendo alla Giornata di Studi sulla “Violenza di genere” che si è svolta stamani presso l’Aula Ciardiello dell’Università degli Studi del Sannio. L’iniziativa è frutto di un lungo percorso di sensibilizzazione sociale che la rete territoriale sannita sta mettendo in campo al fine di prevenire i comportamenti violenti, per riconoscerli e condannarli.
A pochi giorni, tra l’altro, dall’approvazione del decreto “Codice Rosso“, una norma per abbreviare i tempi di reazione alle denunce delle donne maltrattate. “Le denunce per violenza di genere presentate presso la Questura o i Carabinieri”, ha dichiarato il Procuratore, “costituiscono, secondo una nostra stima, circa il 10% della reale portata del fenomeno sul territorio provinciale. E’ molto carente la propensione alla denuncia di questo reato molto grave e pericoloso. Le statistiche ci dicono che nel 2017 le denunce per il solo stalking sono state 220, mentre a tutto il 23 novembre scorso sono state 182; quelle per maltrattamenti nel 2017 sono state 253, mentre fino al 23 novembre scorso sono state 194. Si tratta, in sostanza, di un fenomeno endemico nella società sannita”.
La Procura della Repubblica ha attivato presso la sede del Palazzo di Giustizia in via De Caro un Centro di ascolto delle donne vittime di violenza e, a questo proposito, il Questore Giuseppe Bellassai ha parlato dell’azione di repressione di questo reato che è in atto da parte delle Forze dell’Ordine. Il fenomeno della violenza di genere è dunque latente nella società sannita, com’è stato concordemente rilevato da tutti gli oratori al confronto. L’assessora alle pari opportunità della Giunta regionale della Campania, Chiara Marciani, allargando ovviamente la prospettiva territoriale di riflessione sull’argomento ha dichiarato che quello desta maggiori preoccupazioni sia il fatto che il 70% delle violenze di genere si consumi ai danni di donne che abbiano almeno un figlio a carico e questo ovviamente complica, se possibile, ancora di più la ricaduta sulla vita sociale e civile perché naturalmente il piccolo o la piccola vive con profondo e probabilmente duraturo turbamento la devastazione dei rapporti familiari. La Marciani ha anche ricordato che la Regione ha avviato l’esperienza di Centri d’ascolto della violenza di genere per un tirocinio di un anno per superare il trauma della violenza stessa, anche mediante un contributo economico, ma, come ha riconosciuto la stessa assessora, questa “misura da sola non basta”.
Le Istituzioni, secondo la Marciani, concordando con quanto già da altri sostenuto, che le Istituzioni debbono avviare una vera e propria controffensiva culturale contro il prevalere di una sottocultura di stampo rigidamente maschilista. A questo proposito, anche a livello di provocazione, la Marciani ha proposta che siano attivate nelle Università dei Centri di Ascolto affinché le giovani studentesse possano essere invogliate a denunciare le violenze patite o comunque a cercare di superare il trauma. L’assessore ha evidenziato come la Regione Campania abbia, attraverso lo stanziamento di risorse aggiuntive e ad hoc, investito per garantire la presenza dei centri antiviolenza su tutto il territorio regionale e per sostenere anche economicamente le vittime: “Sono stati stanziati nel mese di agosto 500 mila euro di centri d’accoglienza e poi abbiamo distribuito altre risorse per le donne con dei figli che le rendesse autonome dal punto di vista economico. Infatti bisogna farle sentire indipendenti”. La Marciani ha ricordato come sia stata decisa una delibera l’istituzione di un codice rosa presso le strutture sanitarie. Il Questore Giuseppe Bellassai ha sottolineato:” Noi intendiamo lavorare sulla formazione della legalità. L’argomento è sensibilizzare in un argomento molto sensibile”. E‘ intervenuto il procuratore della Repubblica di Benevento, Aldo Policastro, ha evidenziato: “E’ un reato che aumenta e non si concilia con le denunce . Essere consapevoli di essere vittime ma ci sono tante possibilità di aiuto da parte delle istituzioni. E’ un circuito difficile da rompere”.

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