Napoli – Riportare i Comuni al centro della politica italiana, anche per combattere la disaffezione dei cittadini al voto. Il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, ne parla in un confronto pubblico a conclusione di CasaCorriere, la tre giorni promossa in città da Corriere della Sera e Corriere del Mezzogiorno: Manfredi definisce “un disastro” la norma sul dissesto degli enti locali, che – afferma – non ha portato a risanare i conti mentre ha indebolito la capacità di investire e offrire servizi. “Il problema – avverte – sono le persone in carne e ossa con i loro problemi quotidiani. Se vogliamo che torni la fiducia nella politica e combattere i populismi dobbiamo migliorare la qualità della vita dei cittadini, che possono darci fiducia per qualche tempo, non in eterno“. Intervistato da Enzo D’Errico, direttore del Corriere del Mezzogiorno, con gli editorialisti Antonio Polito, Marco Demarco e Paolo Macry, Manfredi si dice favorevole alla proposta del presidente dell’Anci Decaro, secondo il quale le Regioni potrebbero scegliere sindaci tra i propri delegati per l’elezione del presidente della Repubblica, ma “solo se questo significa rimettere al centro della politica italiana il valore delle città. Se deve essere solo un fatto di facciata, non serve. Sarò all’Anci martedì e ne parlerò anche con i colleghi, è un’operazione che ha senso se viene fatta a livello nazionale” Rispondere ai problemi della gente “significa riportare i cittadini alla democrazia. Se ci si accorge che il voto non cambia la condizione di vita, la disaffezione alle urne crescerà”. Perciò il riequilibrio delle finanze dei Comuni “è un tema molto importante. Pensare solo ai numeri ha comportato mancanza di attenzione verso i servizi e i diritti alla mobilità, al decoro, alla qualità della vita, costringendo milioni di persone a vivere in condizioni di non dignità. Napoli è diventata un’unica grande periferia, per mancanza di attenzione alle risorse umane e finanziarie: la politica di austerity guardava solo ai numeri e non ai cittadini”. “Napoli è in predissesto nel 2013, ma in questi anni la qualità della vita e i conti sono peggiorati. Quella norma è sbagliata, un Comune da solo non può rialzarsi. Lo squilibrio di bilancio viene in parte dal passato, è assurdo che gravino ancora i debiti del terremoto del 1980, sul debito ingiusto il mio predecessore aveva ragione; poi c’è lo squilibrio delle partite correnti dovuto spesso all’impossibilità di fare investimenti. Ad esempio, non possiamo ridurre l’evasione senza assumere personale per il controllo”. Da qui la richiesta del sindaco al Governo: “Dateci la possibilità di dimostrare che sappiamo amministrare, ponendoci vincoli sugli obiettivi, non sui numeri. Napoli ha la situazione più grave d’Italia, ma penso a una norma cui possano accedere anche altre città”.
NUOVO ULIVO – “Il mio obiettivo è amministrare la città, non ho nessuna ambizione di rappresentare modelli politici per il Paese“, risponde a chi gli chiede se l’ampia coalizione di centrosinistra-M5s vittoriosa a Napoli rappresenti un modello di “nuovo Ulivo”.
“Ho massimo rispetto per la politica ma agirò nella mia autonomia, come ho fatto per la nomina della Giunta sarà anche nelle scelte quotidiane. Governerò solo nell’interesse dei cittadini, se non ci fossero più queste condizioni di autonomia non è che io debba essere sindaco per forza“, conclude.
NUOVI FONDI – “Se non si investe nella città non possiamo andare avanti. Napoli è in predissesto nel 2013, ma in questi anni la qualità della vita e i conti sono peggiorati.
Quella norma è sbagliata, un Comune da solo non può rialzarsi.
Ad esempio, non possiamo ridurre l’evasione senza assumere personale per il controllo“. Il sindaco Gaetano Manfredi torna sul tema delle risorse nazionali di cui Napoli ha bisogno per ripartire, e rinnova la sua richiesta al Governo: “Dateci gli strumenti, altrimenti siamo condannati a priori. Chiediamo la possibilità di dimostrare che sappiamo amministrare, con vincoli sugli obiettivi, non sui numeri. Napoli ha la situazione più grave d’Italia, ma penso a una norma cui possano accedere anche altre città”.
Manfredi partecipa alla conclusione di CasaCorriere, la tre giorni di incontri e dibattiti promossa in città da Corriere della Sera e Corriere del Mezzogiorno sul tema “Spazi di futuro”. Intervistato dal direttore del Corriere del Mezzogiorno Enzo D’Errico, con gli editorialisti Antonio Polito, Marco Demarco e Paolo Macry, Manfredi ribadisce di aver trovato “una macchina amministrativa completamente disarticolata“, ma anche la voglia di ripartire “di chi ha resistito al depauperamento della struttura”. Manfredi invoca un patto con i cittadini: più qualità nei servizi chiedendo “un comportamento civico migliore” a tutti, perché “non c’è un uomo solo al comando, o vincono i napoletani tutti insieme o non vince nessuno. Napoli deve essere capitale europea con cittadini europei, e sono fiducioso nel senso di responsabilità di tutti“, ad esempio per la difesa del decoro urbano. Da parte sua il sindaco assicura di “dire sempre la verità, dopo anni in cui a Napoli la narrazione politica è stata separata dalla realtà”.
In queste settimane, racconta ancora Manfredi, “ho toccato con mano la voglia dei napoletani di essere amministrati in modo diverso“. Quanto all’alta evasione dal pagamento dei tributi locali o delle multe, il sindaco commenta: “Siamo la città con le addizionali più alte e i servizi peggiori. Un patto fiscale richiede servizi, serve combattere l’evasione ma anche garantire diritti e qualità della vita, altrimenti nemmeno il più onesto paga. In passato c’è stata la linea di offrire servizi scadenti in cambio del non pagare, ora i napoletani vogliono cambiare come dice anche la percentuale di chi mi ha votato“.
Sul patrimonio immobiliare del Comune, l’analisi di Manfredi è netta: “Si tratta soprattutto di beni indisponibili o di edilizia popolare difficile da valorizzare sul mercato. E’ positivo trasformare gli inquilini in proprietari, ma non sarà un gran valore concreto da mettere subito a reddito. In bilancio non voglio mettere cose finte: negli anni scorsi si prevedevano ogni anno dismissioni per 200 milioni, poi si ricavavano solo due milioni e i debiti crescevano a dismisura. L’operazione verità va fatta anche dal punto di vista finanziario”.
Il “Patto per Napoli” dovrà essere bilaterale, con risorse pubbliche e investimenti privati. “Bisogna trasformare Napoli in un luogo attrattivo, creando benessere e più introiti per il Comune. In questo il ruolo degli imprenditori e delle forze finanziarie è fondamentale“. Le aziende partecipate sono uno snodo fondamentale per migliorare servizi e qualità della vita, “ma richiedono grande professionalità, management all’altezza.
Leggi folli degli ultimi anni hanno collegato gli stipendi dei manager a quelli del sindaco, trovare un professionista che per 40mila euro viene a gestire una società piena di sfide non è facilissimo. Spero nella riforma che verrà fatta per offrire stipendi dignitosi al management, comunque cercheremo persone di alto livello”.
Manfredi raccoglie la sollecitazione del direttore del Corriere del Mezzogiorno sul poter esporre in ogni municipalità almeno un bene culturale dei tanti che giacciono nei depositi, “è importante portare la bellezza in tanti luoghi“.
Come si autodefinisce il sindaco? “Un riformista, è il momento del riformismo pragmatico“. E come possibile segno distintivo della sua amministrazione individua “le aperture di tanti luoghi di grande bellezza e grandi potenzialità oggi chiusi, come il molo San Vincenzo o l’ipogeo sotto piazza Plebiscito. Simboli di una stagione della città che si riappropria in modo moderno della propria storia, puntando sulla cultura anche come asset per il turismo. Perché senza rinascita economica non può esserci nessun futuro”.














