Ha rotto il silenzio, prendendo la parola. «Quelle contro di me sono accuse infamanti e sono pronto ad aiutare il pm a risolvere il caso». Ha deciso dunque di non chiudersi ma di collaborare «in separata sede» con i sostituti procuratori perché «sono a conoscenza di fatti che ignorate».
Ha preso la parola Luca Materazzo, il 36enne accusato di aver ucciso il fratello Vittorio, con trenta coltellate in viale Maria Cristina di Savoia a Chiaia, in una zona considerata il salotto della città, una zona molto sorvegliata dalle forze dell’ordine e difficilmente è protagonista di fatti di cronaca eclatante. Nel corso di una breve dichiarazione spontanea alla prima udienza del processo a suo carico davanti alla prima sezione della Corte di Assise di Napoli Materazzo si è detto «innocente, estraneo ad ogni accusa». I difensori dell’imputato e quelli dei familiari che hanno deciso di costituirsi parte civile, hanno chiesto l’ammissione delle liste dei testimoni e di diverse fonti di prova. Il processo riprenderà il 9 maggio prossimo. Il delitto, avvenuto il 28 novembre del 2015, scosse profondamente la città. Luca Materazzo vuole difendersi e provare a dimostrare di essere estraneo alle accuse che lo vogliono come l’assassino di suo fratello Vittorio. Da quel 28 novembre di due anni fa, il giorno del brutale assassinio, non ha detto una parola. Questa mattina ha spiegato la ragione per la quale ha scelto di essere processato davanti ad una giuria popolare. Sfileranno decine di testimoni tra i quali le sorelle dell’imputato e la moglie della vittima che si sono costituiti parte civile. Secondo la Procura di Napoli il movente è legato principalmente a questioni economiche e Luca è stato incastrato da gli esami del Dna estratti dall’arma del delitto e dalla tuta insanguinata ritrovata poco distante.














