Salerno – Dalla “Giuseppina”, la barca in legno a vela “più vecchia di Salerno” comandata da Saverio Testa e issata all’ingresso della Stazione Marittima (foto in basso di Guido Sabatino) al duo Amerigo Vespucci-Alpino ormeggiato al Molo III Gennaio: Salerno, per un week end, ritrova e valorizza le sue tradizioni marinaresche grazie al XX raduno nazionale dei Marinai d’Italia. La possibilità di visitare le navi simbolo della Marina Militare sta portando ai varchi centinaia di persone. In molti allungano la piacevole passeggiata dal Lungomare, altri giungono apposta in auto. Più in là continuano le attività commerciali tra porta-container, merci varie e autostrade del mare.
Per un week end, plasticamente, il porto dimostra che la conurbazione con il centro storico avrebbe senso socio-economico, oltre che urbanistico, laddove le attività principali e prevalenti dovessero essere, naturalmente, quelle legate al turismo (crociere, vie del mare) in una strategia di reciproco accrescimento (porto valore aggiunto per la retrostante città e viceversa) in grado di conferire nuova centralità ad uno scalo che, finora, per le attività sviluppate è stato per mezzo secolo considerato un corpo estraneo dalla Salerno che lo ospita. Esempi di riconversione, in tal senso, sono chiari e lampanti in città europee governate attraverso politiche lungimiranti (quelle sì…). Il porto vecchio di Barcellona, con l’incidenza delle sue attività turistiche e commerciali sull’economia della città, è l’esempio da seguire.

















