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Avellino – “Il clan camorristico Nuovo Partenio di Avellino starebbe provando a speculare sulla crisi delle concerie di Solofra attraverso un meccanismo consueto su molti territori: quello delle pressioni criminali per controllare le aste giudiziarie, in questo caso le aste bandite dal Tribunale di Avellino”. Indiscrezioni che arrivano dalle pagine de “Il Fatto Quotidiano” che ipotizzano un legame, sotto la lente d’ingrandimento della Dda di Napoli, tra alcuni esponenti locali della Lega e vari professionisti avellinesi. Proprio stamane Carabinieri e Guardia di Finanza hanno avviato delle perquisizioni nei pressi di uffici e abitazioni di alcuni professionisti. Tra questi c’è anche un noto avvocato di Avellino (LEGGI QUI)   

“Il lavoro degli inquirenti – scrive il Fattopunta in particolare sulle “anomalie” nelle relazioni fra tre avvocati custodi giudiziali e “soggetti in servizio” nel settore esecuzioni immobiliari della cancelleria del Tribunale Civile avellinese, come si legge nel nuovo decreto di perquisizione firmato dai pm Simona Rossi, Henry John Woodcock e Luigi Landolfi.

Filone economico ma anche politico. Sono indagati, infatti, gli ex consiglieri comunali di Avellino della Lega Damiano Genovese – figlio del fondatore del clan Partenio, Amedeo Genovese, detenuto al 41bis – e Sabino Morano, quest’ultimo coordinatore provinciale della Lega, autosospeso dall’incarico dopo le prime perquisizioni.

L’immobile sotto i riflettori della Dda – scrive ancora il Fatto – si trova a Solofra che come sottolineano i pm: “E’ Ubicato tra Avellino e Salerno – si legge – e nel passato noto polo dell’industria conciaria, attualmente in profonda crisi, e dunque alla mercé di speculatori ‘senza scrupoli’ che rischiano davvero di mettere in ginocchio l’intera realtà del Comune summenzionato”.

Già  nell’ottobre 2016 ilfattoquotidiano.it riferì di un’indagine della Procura di Avellino sulla contaminazione da tetracloroetilene dell’acqua prodotta dalle aziende conciarie della zona. E nel fascicolo finirono le intercettazioni del sindaco Pd di Solofra, Michele Vignola, ascoltato al telefono mentre pareva sollecitare al collega di partito ed ex senatore Enzo De Luca un intervento presso la ministra della Difesa Roberta Pinotti per far rimuovere il maresciallo dei carabinieri che indagava sull’inquinamento industriale. L’ex senatore dem fece finta di assecondarlo ma non mosse un dito, il nome del ministro fu tirato in ballo a sua insaputa, il maresciallo rimase al suo posto, quelle telefonate non ebbero ulteriori strascichi giudiziari.