Tempo di lettura: 3 minuti

Non solo i professionisti attendono di conoscere il proprio pallone. L’universo calcistico italiano annovera una folta schiera di compagini e calciatori dilettanti che, come i più illustri “colleghi“, sono stati costretti a sospendere la loro stagione. Mentre la Francia ha già deciso di non proseguire alcun campionato dilettantistico, in Italia la situazione non appare ancora chiara. 

Una situazione di incertezza che il presidente Cosimo Sibilia, numero uno della Lega Nazionali Dilettanti, ha provato ad analizzare ai microfoni di Radio 24. “Condivido le parole del ministro Spadafora quando parla di contributi alle società dilettantistiche. Mi aspetto che questa vicinanza vada oltre le parole. Vanno bene gli impianti da ristrutturare, ma abbiamo bisogno soprattutto di vicinanza concreta da parte del governo“, ha dichiarato Sibilia, “abbiamo 65mila squadre e oltre un milione di tesserati. Noi della Lnd siamo il calcio delle frazioni, dei paesi, del sociale, delle piccole comunità e di qualche grande città. Partiamo dalla squadra di un paesino che gioca in Terza Categoria e arriviamo fino al Palermo. La nostra è una realtà imponente e che svolge un ruolo enorme anche nel sociale“.

Premesse doverose, ma i nodi da sciogliere sono parecchi, incominciando dal futuro immediato. “Sono in contatto con i presidenti dei comitati regionali e con qualche delegato provinciale. Posso dire che nelle zone maggiormente colpite dal virus hanno difficoltà a dire che il campionato possa riprendere ma io spero che questo avvenga. Quando ci sarà la sicurezza dal punto di vista sanitario, dovrà essere il rettangolo di gioco a dare i responsi. Vorremmo ripartire ma non faccio previsioni sul quando, perché ora è impossibile. I tempi li detta il coronavirus“.

L’intenzione è chiara, si proverà a portare a termine la stagione e i vari tornei. I dubbi, però, permangono soprattutto in merito alla questione sicurezza. “Deve essere garantita a tutti: giocatori, allenatori, dirigenti e staff. Questo è il vero punto. Attendiamo le risultanze del comitato scientifico e della Federazione per capire chi debba mettere le risorse finanziarie per pagare gli esami che andranno fatti ogni quattro giorni“.

Le buone intenzioni, insomma, rischiano di scontrarsi con difficoltà oggettive. Il calcio della gente, quello fatto di idee e pochi soldi rischia di pagare il conto più salato al momento della ripartenza. “Mi rendo conto che il calcio professionistico è la locomotiva economica ma esistiamo anche noi dilettanti, quelli del calcio di base e del sociale“, ha concluso Sibilia, “la parola definitiva spetterà alle autorità sanitarie e governative. Io cerco di essere concreto, ho già detto che rischiamo di perdere almeno tremila squadre ma, se continua così, potremmo arrivare a ventimila“.