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Avellino – Una strada mai realizzata. Un’opera pubblica annunciata in pompa magna per le ricadute positive che avrebbe avuto sul territorio e poi abbandonata ancora in fase gestazionale. Studi di settore, bandi di gara, assegnazioni e poi, all’improvviso, la burocrazia che intasa il percorso, rallenta oltremodo la realizzazione del progetto fino a portare il tutto davanti ad un binario morto, quello dei ricorsi giudiziari.

La storia della strada “Manna-svincolo Ariano” è quella di tante opere pubbliche che nel nostro Paese sono state stoppate dai burocrati prima e dai ricorsi giudiziari poi. Uno dei tanti scandali che ci qualifica come il Paese degli sprechi, quello in cui la burocrazia e i progetti costano più delle opere e il cittadino ne fa le spese.        

Eppure quella di cui parliamo era un’opera importante, la cui realizzazione avrebbe consentito il collegamento tra la località Tre Torri e la zona di Cardito nel comune di Ariano Irpino. Un investimento da 35 milioni di euro con la realizzazione di viadotti e gallerie.

Un’arteria che avrebbe consentito di evitare traffico e incidenti continui sull’ex statale 90 per le Puglie nella zona di Cardito, collegare la zona industriale di Valle Ufita con il PIP di Camporeale e con i centri urbani della Valle del Cervaro e del Miscano, aprire il casello autostradale a Tre Torri in Valle Ufita.

Questo almeno l’intento sulla carta che risale al 2005 quando la Provincia di Avellino e il Comune di Ariano Irpino sottoscrissero l’Accordo di Programma per la realizzazione della strada “Manna – svincolo Ariano Irpino”.

 

LA BUROCRAZIA LUMACA e LA VICENDA GIUDIZIARIA – Da allora la burocrazia ha creato infiniti dossi lungo il percorso fino a sfociare in ricorsi e controricorsi giudiziari che hanno visto la prima e la seconda ditta in graduatoria per l’aggiudicazione dei lavori finire davanti al Tar.

La gara è stata aggiudicata alla società Preve Costruzioni Spa con la quale la Provincia di Avellino ha stipulato contratto nonostante la stessa società abbia perso i requisiti di qualificazione che erano stati indicati dal bando di gara e nonostante abbia presentato un progetto – si legge nel ricorso presentato dalla seconda in graduatoria Ati Alpin – 

  • Non rispondente a quello definitivo posto a base di gara,
  • Non rispondente alle esigenze e funzionalità e fruibilità dell’opera,
  • Non congruente con le lavorazioni previste all’interno del progetto esecutivo e di quello definitivo a base d’asta,
  • Le modifiche apportate nel progetto esecutivo provocherebbero uno stravolgimento sostanziale del quadro economico dell’opera con conseguente aumento dell’impegno economico per consentire il completamento e l’uso dell’opera.

Ora, a seguito del ricorso della Ati Alpin, che è la seconda in graduatoria, la Provincia ha revocato il contratto alla Preve la quale però ha impugnato il provvedimento e presentato ricorso al Tar.


L’INSPIEGABILE SENTENZA DEL TAR SALERNO –
Tempi biblici e decisioni shock del Tar di Salerno hanno quindi complicato ulteriormente la situazione, rendendo la realizzazione dell’opera un vero e proprio miraggio. Si comincia con la fissazione della prima udienza ben tre anni dopo l’impugnazione del provvedimento da parte della Preve. Tempi biblici! Nel frattempo si è poi costituita anche la Ati Alpin, interpellata per il prosieguo dei lavori, la quale ha sollevato la perdita di iscrizione nella categoria OG4 da parte della Preve.

E ora il tribunale amministrativo a distanza da un mese dall’udienza ha dato incarico all’ufficio del Genio Civile di Salerno di procedere con gli accertamenti sul progetto della Preve non prendendo proprio in considerazione la questione fondamentale della perdita del requisito per l’esecuzione dei lavori. E come se non bastasse ha rimandato il tutto per il prosieguo al 10 ottobre.

Dunque a distanza di ben quattro anni dall’avvio della diatriba il Tar ha disposto che il Genio Civile effettui una nuova perizia sul progetto originario, cosa che però era stata già effettuata in passato dalla stessa provincia di Avellino, dunque una perizia che sarà semplicemente un doppione all’interno dell’incartamento giudiziario e null’altro. Anche questa volta il Tar ha deciso di non decidere e nel frattempo i cittadini aspettano e gli spechi aumentano.