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Benevento – Il tifoso ha le sue ragioni che il cuore non conosce. Citofonare Pascal non si può, dunque parafrasiamolo alla calcistica maniera. Ammesso che si possa, perché quei fischi ad Amato Ciciretti, a distanza di anni dal suo addio tumultuoso, si fa proprio fatica a spiegarseli. Entrato a dieci minuti dalla fine di Benevento-Pordenone, il fantasista romano è stato beccato da molti dei quattromila del Vigorito. Lasciò la nave giallorossa a gennaio del 2018, quando le speranze di salvezza nella prima stagione di A erano già ridotte al lumicino per la Strega. Troppo invitanti le sirene partenopee del Napoli di Sarri per declinare. Quel profumo di grande calcio che si fa strada sotto le narici, il richiamo di un futuro finalmente in linea con le aspettative dell’adolescenza, quando nelle giovanili della Roma era considerato un vero enfant prodige. Facile giudicare – sport nazionale ormai – meno lo è indossare i panni di chi ha la grande occasione di compiere il grande salto. Per giunta con un contratto in scadenza di lì a sei mesi (andò a Parma conquistando la terza promozione di fila, col Napoli firmò a giugno ndr.).

Fastidiosi, tanto fastidiosi quei fischi. Perché non hanno tenuto conto di qualcosa come 80 presenze in due stagioni e mezza in cui ‘Cicio’ fu in grado di confezionare 16 assist e 22 gol in un periodo di crisi mistica e conseguente redenzione del calcio sannita. Approdato alla corte di Auteri nell’estate 2015, si presentò con colpi scintillanti nell’amichevole giocata contro i dilettanti del Fiumicino nel ritiro romano. A suon di prestazioni ammaliò il pubblico e prese per mano la squadra tagliando il traguardo della prima, storica promozione in serie B. Era un Benevento che viveva alla giornata, decisamente lontano da quello attuale. Aveva lo stretto necessario per lavorare e portare a termine la stagione, con beghe societarie di varia natura. Eppure vinse. Compì l’impresa delle imprese anche grazie a lui e al suo estro. 

Anno successivo, 2016/17: Strega in B, chi segna il primo gol della storia tra i cadetti? Lui, esatto, Amato Ciciretti, punto fermo di un attacco atomico completato da Falco e Ceravolo. La promozione stavolta arriverà attraverso i play off, ma sarà meritata, leggendaria. Un’altra prima volta, ma in serie A, con la sua firma ben visibile sul biglietto verso l’Olimpo del calcio italiano. Un autografo apposto anche sul debutto a Marassi. Prima partita in assoluto della Strega nel massimo campionato, primo gol sempre suo. Un tocco dolcissimo a scavalcare Puggioni, con cui si darà praticamente il cambio in primavera: il portiere raggiungerà il Sannio, lui lo lascerà non prima di aver segnato anche alla Juventus allo Stadium e di aver compiuto uno stage in Nazionale.

E se ne andrà tra le polemiche, certo. Ma il bilancio tra l’intensità di quell’amore ricco di successi e l’amarezza dell’addio pende totalmente verso la prima. “Tornare (al Vigorito ndr.) da avversario mi ha fatto strano ma soprattutto mi ha fatto tanto emozionare… – ha scritto sui social – Quello stadio per me sarà sempre speciale e come lui la sua gente, nonostante tutti i nonostante”. Anche nonostante quei fischi, una caduta di stile verso un giocatore che ha fatto la storia del Benevento