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Paupisi (Bn) – Complimenti. Si comincia con i complimenti perché intercettare una cifra così consistente non è cosa da tutti i giorni. E quelli sono stati portati al sindaco di Paupisi, il comune in questione. Oltre nove milioni di euro possono sicuramente cambiare la fisionomia di un piccolo centro sannita. E questa è solo la punta dell’iceberg, perché tante altre sono state le gare d’appalto che nel tempo si sono succedute con cifre variabili. Insomma, Paupisi, sarà fortuna o sarà capacità, riesce a intercettare sempre cifre considerevoli.
L’importo di quest’ultimo bando, però, porta, per forza di cose a fare delle considerazioni, alza una lente di ingrandimento immensa perché la cifra è grossa e perché si tratta di un progetto ad alto impatto ambientale: insomma non si può giocare con la vita delle persone, i lavori devono essere svolti al meglio e affidati alla società che dà maggiori garanzie in questo senso.
Spulciando il bando (è pubblico quindi è accessibile a chiunque) si notano subito alcune anomalie, aspetti che portano a porsi delle domande e poi, porle ai diretti interessati. In primis, poche pagine per spiegare cosa si andrà a fare. Per certi versi è più impegnativo leggere l’oggetto che non il bando in sé. Si tratta di “lavori di risanamento idrogeologico e messa in sicurezza dal rischio frane del Centro urbano di Paupisi”.
Dopo l’alluvione di qualche anno fa, si è deciso di correre ai ripari e mettere l’area in sicurezza. Leggere il bando, questo si diceva. Ebbene, come ogni bando che si rispetti, ci sono dei punteggi da affidare a chiunque voglia prendere parte e presenti la propria candidatura. In questo caso le aziende partecipanti sono ben dieci. Basta spulciare altri bandi per notare subito che esiste una grossa differenza. Esiste l’assegnazione di un punteggio per un criterio, il tutto spiegato in due righe. Nient’altro. Non ci sono i subcriteri che permettono di capire come si arriva al punteggio stabilito. Non è invenzione, è tutto pubblico e facilmente confrontabile. A questo punto, viene spontaneo pensare che ci sia un criterio poco oggettivo e soprattutto aumenti la discrezionalità nell’assegnazione dei punteggi. Tradotto, basta affidare un punto in più a una ditta rispetto alle altre per trarne un vantaggio ma, nella sostanza, non si comprende bene il perché si arrivi a quel determinato punteggio.
Si superi anche questo aspetto (e superabile non lo è), emergono altre anomalie. Come detto, si tratta di lavori ad alto impatto ambientale. Sarebbe lecito sapere lo “storico” dei materiali usati, chi può dare garanzie maggiori da questo punto di vista, la durabilità dei lavori in relazione all’usura dei materiali usati. E questo, oltre al buonsenso, lo stabilisce un decreto ministeriale dell’ottobre del 2017 e uno legislativo del ’50. Si parla dell’obbligo che le amministrazioni hanno nel realizzare le opere rispettano il cosiddetto Cam, criteri ambientali minimi. E neanche di questo c’è traccia, anzi. Le risposte del sindaco e dell’ingegnere Fusco sono andate in senso opposto. Dal “non è di mia competenza” al “è meglio non stabilire questi criteri perché le aziende hanno il proprio knowhow e quello devono far valere nel modo migliore possibile”. Risposta poco sufficiente sinceramente. Eh sì, perché la scorsa alluvione ha prodotto grossi danni, i rischi per le persone sono stati importanti. Non è francamente accettabile che un ingegnere punti sul knowhow delle aziende, dimenticando di rendere noti dei criteri che servono a dare sicurezza agli abitanti di quelle zone. Forse questi esperti del settore dimenticano che queste operazioni non servono a far solo lavorare le aziende, ma si tratta di opere che restano al territorio. La traduzione è semplice: gli abitanti non hanno bisogno di knowhow, hanno bisogno di sicurezze e questo bando, fin troppo scarno nella sua stesura, non ne regala. Basta guardare la pagina dedicata ai criteri, unica, per comprendere tutto ciò che non va. Tre lettere, A,B,C. La prima assegna ben 40 punti, un’enormità. E allora, considerando che è quasi la metà del punteggio complessivo, ci si aspetterebbe una certa dovizia di particolari e invece la spiegazione è di due sole righe. Al primo punto si assegnano 25 punti in base alle “soluzioni tecniche di inserimento degli interventi nel contesto architettonico in modo da mitigare l’impatto sul costruito esistente”, e 15 alle soluzioni tecniche di mitigazione ambientale sui versanti oggetto di intervento con valorizzazione di interventi di ingegneria naturalistica finalizzati al miglioramento estetico ed inserimento ambientale”. Poche righe che dicono tutto e niente. E lo stesso vale anche per gli altri punti, da 30 il B e 15 il C. Spiegati in due mini sottosezioni, scarne e superficiali. Nessuno di questi punti presenta dei sottocriteri che spiegano come arrivare al punteggio della sezione. E questo genera un problema grosso e cioè che l’assegnazione è molto discrezionale e/o poco oggettiva. E poi, altra considerazione che non è seconda alle altre e riguarda una commissione che non si è mai trovata di fronte a bandi così importanti, con fondi così ingenti e progetti così rilevanti. Questa non deve essere una giustificazione, però, anzi dovrebbe rappresentare la molla per metterci maggiore attenzione e più perizia nella redazione del bando.
Ci si ferma qui? Assolutamente no. Paupisi, come detto, nel tempo ha messo su tanti bandi di gara. Risolta la questione dei ribassi minimi, non quella delle ditte ai quali vengono affidati i lavori. Negli ultimi cinque anni, infatti, ci sono almeno un paio di ditte alle quali sono stati affidati i lavori nell’arco di poco tempo l’uno dall’altro. Ma tutte hanno una caratteristica comune: sono tutte della zona, tutte distribuite tra Torrecuso, Paupisi, Vitulano e Tocco Caudio. Sarà un caso? Probabilmente sì. Saranno più brave e facoltose delle altre? Probabilmente sì. Lascia perplessi? Sicuramente sì. Nessuno può sapere come andrà a finire questa gara ma, se dovesse rimanere sul territorio, nessuno si meraviglierà più di tanto. Eh sì, perché tra le dieci partecipanti, non lo avevamo detto, ci sono società del territorio, una considerazione che pareva chiara.
Tutti quesiti posti al sindaco di Paupisi e all’ingegnere Fusco, il Rup, degli ultimi bandi. Il primo ha allontanato ogni sospetto facendosi scudo del proprio passato di tutore della legge e confermando che se qualcosa non lo convincerà, sarà il primo a fermare tutto. Il tutto espresso in maniera molto “rustica” (strappa un sorriso molto amaro quando parla di “laura in scienze dell’investigazione”), se così possiamo dire, denotando anche una scarsa propensione verso la materia e la conoscenza della stessa. Insomma, per usare un eufemismo, di bandi ne sa poco, a lui basta che l’ingegnere gli dia garanzie per essere tranquillo. Il secondo, invece, si è difeso dietro un concetto e cioè che “i bandi sono fatti a norma di legge”. Entrambi si sono difesi, nessuno dei due ha risposto. E il giorno dell’apertura delle buste è dietro l’angolo. Basterà aspettare per capire se sarà la novità ad avere i requisiti migliori o se questi oltre nove milioni di euro rimarranno ancora sul territorio. Come da cinque anni a questa parte.
Resta solo il sorriso amaro, molto amaro. Nella testa di chi non mastica la materia, ma in certe circostanze anche di chi la mastica, pensare a un bando da oltre nove milioni fa immaginare a un faldone di centinaia di pagine. Ci si aspetta una pioggia di carte e parole che spieghino dettagliatamente ogni singolo punto. In questo caso no, bastano solo pochissime pagine. E allora i complimenti vanno raddoppiati. Il comune di Paupisi, oltre ad avere la capacità di intercettare fondi per il territorio, ha anche un dono della sintesi fuori dal comune. Ma quando si parla di ambiente, tutela dei cittadini, la sintesi non è la soluzione migliore, spendere qualche risma di carta in più farebbe dormire sonni più tranquilli a tutti.