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Analisi contrastanti nascondono tutte un fondo di verità. La sconfitta nel derby con la Juve Stabia apre ai dibattiti, fa emergere nuovi interrogativi. Andreoletti e Berra hanno cercato di vedere il bicchiere mezzo pieno nonostante il mancato aggancio alla vetta e il conseguente allungo delle vespe. Una disamina (in parte) giusta perché con un pizzico di fortuna e, soprattutto, di precisione in più, la Strega avrebbe potuto evitare il ko nel derby. A questo va aggiunto il fatto che Thiam sia stato per distacco il migliore in campo nella formazione di Pagliuca.
Non bisogna far finta di ignorare, però, le lacune emerse. La disattenzione su una palla inattiva, in un concorso di colpe che coinvolge più di un giallorosso, è un qualcosa da non potersi permettere in una partita chiave come quella del “Menti”. Una pecca a cui aggiungere la mancanza di cinismo, una costante per una squadra che ha dimostrato ancora una volta di non avere “killer instinct”, costretta troppe volte ad affidarsi alla propria difesa per portare a casa il risultato. Elementi non nuovi, emersi in un mese di novembre trasformatosi da possibile trampolino di lancio nel periodo più complicato della gestione Andreoletti.
E questo è l’altro fattore di cui tenere conto, da un mese a questa parte il rendimento della Strega non è salito di tono, la sensazione, anzi, è che i giallorossi si ritrovino impantanati nelle sabbie mobili, mantenendosi a “galla” con prestazioni che rasentano la sufficienza. Una sorta di volersi accontentare, senza riuscire a far intravedere quel gesto, quell’intenzione di volersi tirare fuori da una specie di impasse in cui sono capitati.
Pensieri che fanno tornare prepotentemente alla ribalta le parole dello stesso Andreoletti, il quale aveva lamentato una mancanza di personalità sotto certi aspetti. La personalità, però, non la alleni sul campo, è qualcosa che fa parte della natura umana e se non riesci a tirarla fuori, le ambizioni finiscono con l’essere inevitabilmente frenate. Non è una questione di moduli, di freddi numeri. Il tecnico non ha tutti i torti quando parla di una squadra non pronta per sostenere due punte di peso e della necessità di tenere conto di una partita che si gioca sull’arco di cento minuti (recuperi compresi). Se parti con Ferrante e Marotta dall’inizio, poi ti resta il solo Sorrentino per pensare di cambiare l’inerzia della contesa. Una coperta corta, per una squadra non fortunata dal punto di vista degli infortuni ma, soprattutto, pensata e costruita per giocare diversamente.
E qui emergono i problemi estivi, la difficoltà di dover ricostruire, di dover ripartire dopo una retrocessione dolorosa. Non si può pretendere la luna in questo momento, ci si deve accontentare di stare tra le stelle e per farlo c’è bisogno di andare oltre, di tirare fuori il carattere, la voglia di non accontentarsi. Uno step necessario, atteso dai giocatori di maggiore tecnica, quelli in grado di accendere la luce da un momento all’altro, e dai leader scelti per costruire un nuovo corso.
Occorre farlo in fretta per chiudere nel migliore dei modi il 2023 e non solo perché alle porte bussa un derby ancora più sentito e importante con l’Avellino. La sensazione è che adesso il Benevento si ritrovi davanti a un bivio: continuare a credere nel progetto estivo o rischiare di mandare tutto in frantumi. Dopo la scorsa stagione, la Strega di tutto avrebbe bisogno fuorché dell’ennesima rivoluzione.