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Benevento – La notizia è che il centro della città di Benevento ha decine di appartamenti dati in affitto per svolgere, abitualmente e quotidianamente, l’attività di prostituzione. La notizia è che questa attività viene quindi svolta, da un lato, nel salotto buono della città, dall’altro a pochi passi dalle maggiori istituzioni cittadine, il Comune, il Palazzo del Governo e quindi la Prefettura, la Guardia di Finanza e via così. Appartamenti, tanti, consegnati a donne, tante, per lo più straniere, che pagano affitti, oggettivamente fuori mercato (80 euro al giorno per una stanza) in case dove le altre stanze sono utilizzate, ovviamente, per lo stesso motivo. Telecamere piazzate davanti alle abitazioni, proprietari degli appartamenti consenzienti e clienti, molti beneventani, padri di famiglia o semplici ragazzi, abituali. Tutte, le donne, rintracciabili telefonicamente attraverso semplicissimi siti di annunci con indirizzo di riferimento, foto e relativi numeri di telefono.
 
È vero, non ci scandalizziamo per questo. In fondo, pur consapevoli di cadere nella banalità più totale, sappiamo che stiamo parlando del lavoro più antico del mondo. Fa un certo effetto però immaginare che sul corso principale della città, nei vicoli del nostro centro storico o a pochi passi dall’Arco di Traiano, le case in affitto e le donne presenti al loro interno siano talmente tante da lasciar intendere quanto alta sia la richiesta e quanto, inaspettata, l’offerta.  E fa un certo effetto immaginare che queste attività si svolgano accanto alle attività di controllo e a quelle istituzionali operanti in questa città.

Come in tutti i casi di questo Paese, anche Benevento, in un passato non poi così lontano (era il 2016) discuteva e si animava a seguito del ritrovamento di una donna nigeriana uccisa e abbandonata sul ciglio della strada, per poi scoprire che si trattasse di una prostituta che operava al Rione Ferrovia del capoluogo sannita. Un fatto che destò sufficiente scalpore al punto che il sindaco di Benevento, Clemente Mastella, emise, nel 2017, un’ordinanza che vietava l’esercizio della prostituzione lungo le strade della città: multe quindi per chi offriva il proprio corpo ma anche per chi lo richiedeva. Ed allora abbiamo voluto provare a guardare con i nostri occhi, prima parlando con le donne, costrette o che hanno scelto di svolgere questa attività e poi, per avere l’oggettiva sicurezza della loro presenza, di chi fossero i loro clienti, delle condizioni in cui vivevano e se hanno o meno qualcuno alle loro spalle. Non è nostro compito indagare in merito e quindi ci soffermeremo, semplicemente, in questo caso a raccontare. Ci chiediamo solo se l’ordinanza emessa dal comune, quella ordinanza anti prostituzione nella città di Benevento, abbia valore solo se la donna faccia la “mignotta” in strada o se cambi qualcosa se la faccia accanto alla Prefettura o a pochi passi dal Comune ma nascosta in una casa. Viene da pensare: occhio non vede cuore non duole?

Non ce ne vogliano i clienti, non sarà certo questa inchiesta a smuovere le coscienze o a decretare la fine del mercato (purtroppo) in questa città. Come diceva Luciano De Crescenzo, incarnando i panni dell’indimenticabile Professor Bellavista, “l’abbonamento da Natasha” suscita sempre allegria ed ilarità. Ma ilarità a parte resta lo sconcerto, almeno il nostro e di chi ne ha coscienza, che il centro storico di Benevento, dal punto di vista della prostituzione, è più periferia di qualsiasi altra periferia di cui abbiamo contezza. Colpa delle donne? non crediamo. Colpa di chi le sfrutta? sicuramente. Colpa di chi affitta per farle sfruttare? Beh crediamo proprio di si. E non è il massimo registrarlo accanto ai punti istituzionali della città: come se, per fare un esempio, un piromane operi accanto alla Caserma dei Vigili del Fuoco. Indisturbato. Un centro città, dunque, occupato, attraverso i suoi appartamenti storici, da case del piacere e clienti in cerca d’amore. A vederla cosi, fa un certo effetto.