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Benevento – Le mani in testa di Billong un attimo prima che Vano scocchi il destro che vale il 2-2, quelle di Bucchi che si massaggiano continuamente il volto in sala stampa, quelle di Montipò che non arrivano su un pallone calciato malissimo dall’attaccante biancorosso. Questione di mani, si dirà, ma non ne bastano due per contare i gol incassati dal Benevento in questo avvio di campionato. Dieci partite, quindici reti subite, per una media di uno e mezzo a gara. Una squadra che vuole vincere imponendo la propria identità non può assolutamente concedersi un lusso di questo genere, soprattutto se spreca così tante occasioni sotto porta. Come abbiamo scritto ieri nelle consuete pagelle, la prestazione di Coda sarebbe stata tendente all’otto se la punta avesse concretizzato almeno un terzo delle chance capitate. E invece l’attaccante di Cava si è dovuto accontentare di un rigore che tuttavia pareva aver chiuso la partita. Già, ‘pareva’, perché negli ultimi minuti, con il semplice innesto di una pedina di qualità tecnica superiore alla media (Machach) nelle fila avversarie, il Benevento si è dissolto mischiando i suoi pensieri, le sue paure e i suoi limiti alla leggera nebbia del Cabassi. E’ di questo che ci troviamo a parlare oggi, quando mancano sette giorni alla sfida con lo Spezia che per Bucchi – ahinoi e ahilui – potrebbe essere già decisiva. 

Pochi istanti, scelte apparentemente banali, possono cambiare l’esito non solo di una partita ma di un’intera stagione. Il piano tattico di Bucchi nella trasferta emiliana ha rischiato di saltare seriamente a causa degli infortuni occorsi prima a Costa (dopo otto minuti) e poi a Di Chiara (all’intervallo). Il tecnico, con coraggio (va detto e sottolineato), non si è rassegnato a rinunciare al 3-5-2 di partenza inserendo il giovanissimo Sparandeo nel terzetto arretrato, nei ranghi di una retroguardia già martoriata da tante insicurezze. Un azzardo, certamente, che poteva costare caro già a inizio ripresa quando il ragazzo sannita ha trattenuto in maniera alquanto plateale Arrighini a centro area rischiando un rigore che – in caso di tuffo dell’attaccante biancorosso – tutto ci fa pensare che sarebbe stato concesso dall’insufficiente Piscopo di Imperia. Poi Sparandeo ha preso coraggio, spinto anche da un’ottima mezz’ora in cui i giallorossi sembravano aver messo in ghiaccio risultato e vittoria. 

Con i tre punti in tasca al fischio finale Bucchi sarebbe uscito dal Cabassi con la convinzione di aver fatto bene nell’osare cambiando atteggiamento e con qualche certezza in più sul piano morale sia a livello di squadra che personale. Ora, invece, si trova a fare i conti con una situazione ben diversa. Lungi da noi essere disfattisti, ci mancherebbe, ma La Spezia per l’ex tecnico di Perugia e Sassuolo può rappresentare già un crocevia. E a quel crocevia la Strega ci arriverà incerottata. Maggio e Improta, già out nella trasferta di Carpi, sono a rischio per la Liguria. Tutto fa pensare che sarà out anche Costa, vittima di un guaio muscolare, mentre va ancora capito il problema accusato da Di Chiara, al quale è mancato il respiro sul finale di prima frazione. Letizia ha accusato una distorsione alla caviglia (si spera lieve) in occasione dell’azione che ha portato al gol di Concas e ha stretto i denti nella parte finale; infine Nocerino si è presentato in panchina in scarpe da ginnastica dando subito il segnale di non essere utilizzabile. Di sicuro Bucchi dovrà comunque fare a meno di Tello, che era diffidato e sarà squalificato a causa di un giallo pesante. Insomma, la conta rischia di essere drammatica e chi aveva benedetto il rinvio di quel turno infrasettimanale probabilmente si starà ricredendo. 

Tornando alle situazioni di campo, inspiegabile la gestione del pallone che ha portato al gol di Vano. Gyamfi non sa a chi dare la sfera, in quanto nessuno dei centrocampisti accorcia e Buonaiuto è nella terra di nessuno, in fondo alla fascia destra, probabilmente anche in fuorigioco. La squadra pare mollare e il terzino non pensa minimamente allo scarico su Montipò. Il resto, purtroppo, è storia fin troppo recente e ridondante da necessitare di una ‘riesumazione’. Quel tiro di Vano, sporco e letale, manda a farsi benedire in un colpo solo un piano-partita, la resistenza alle intemperie e agli infortuni e la consapevolezza di Bucchi di non aver commesso errori. Troppi, invece, quelli dell’attacco che ha bersagliato Colombi da ogni dove senza riuscire a perforarlo se non con un rimpallo fortunoso e un calcio di rigore. Gli assurdi numeri della partita parlano proprio di questo: duecento passaggi in più degli avversari, ventuno tiri di cui 14 da dentro l’area, il 70% del possesso palla. Un dominio inconsistente, o meglio, Vano. Un nome da cancellare subito, quello del ‘Mokulu bianco’ di Castori, che prima  (chiuso da Mokulu, quello vero, squalificato) aveva giocato nel complesso 31 minuti in campionato. Lo scorso anno non raggiunse la doppia cifra in C con l’Arzachena pur giocando 34 partite, ieri ha segnato il suo primo in B risollevando il suo Carpi e mettendo Bucchi nei guai. La strada per la Liguria, adesso, è più insidiosa. 

Foto in evidenza: Facebook Fc Carpi
Foto in basso: DAZN