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Tanta Falanghina negli interventi ufficiali, quelli che hanno aperto e chiuso la visita istituzionale alla Guardiense, tanto vino anche a tavola, dove per la verità ha trovato spazio pure un po’ di Aglianico. Ma la vera protagonista, nel secondo tempo della prima uscita sannita di Luigi Di Maio, è stata la politica.

A porte chiuse, nel corso del pranzo riservato all’universo pentastellato locale, il leader grillino, come nelle attese, si è alzato in piedi e ha parlato. Per quindici minuti. Il tempo utile ad affrontare “quei nodi che sono venuti al pettine”, ad ammettere una “crisi” che merita risposte, ad annunciare “svolte” imminenti. Perché – in estrema sintesi – il Movimento dà fastidio. “Qualcuno vuole ucciderlo. Ma i nostri nemici devono sapere che se pure moriremo, lo faremo combattendo”.

Il refrain è cosa nota. In diciotto mesi di governo, ha raccontato Di Maio alla platea, tanti i risultati positivo portati a casa. Qualcosa, però, non ha funzionato. “Da noi si attendono sempre la soluzione a tutti i mali. La verità è che scontiamo la mancanza di un radicamento sui territori. E quello che noi facciamo non viene comunicato alla gente”. Qui arriva il primo mea culpa: “Ci siamo allontanati da voi, è vero. Siamo stati chiusi nei palazzi ma in buona fede. In questi mesi siamo stati a combattere nelle commissioni, nei ministeri. Con gli altri partiti ma anche con le strutture burocratiche, perché non basta essere il vertice di un dicastero per averne il controllo”.

E comunque, la svolta è pronta: entro il 15 dicembre sarà eletto dagli attivisti un organo politico, composto da 18 persone, che si occuperà sia delle questioni programmatiche che organizzative, come la riforma dei meetup. “Non siamo più quelli di dieci anni fa ed è giusto così. Perché anche la realtà è mutata”.  Il Movimento, quindi, “avrà quello che è sempre mancato: una cabina di comando”. Previste novità pure sui territori, con la nomina in ogni regione di “facilitatori” con responsabilità politiche.

Responsabilità importanti. Perché il 2020 sarà l’anno delle Regionali. Anche in Campania. E qui arriva uno dei passaggi più significativi del discorso di Di Maio.

De Luca ci sta corteggiando. Ma se c’è qualcuno, in questa stanza, che vuole andare con De Luca, si alzi ed esca dalla porta”. Nessuno, evidentemente, lo ha fatto.

L’esperimento c’è stato” – ha proseguito allora il titolare della Farnesina. “La realtà ci dice che il Movimento Cinque Stelle è una terza via tra i due poli, quello del centrodestra e del centrosinistra. Se ci annacquiamo, scompariamo. Dove non siamo pronti, allora, meglio non presentarsi proprio”.

Fin qui la politica. Quanto al colore, per il ministro degli Esteri, seduto al tavolo con la compagna e con alcuni tra i rappresentanti istituzionali sanniti del M5S, è stata preparata una ‘Mpanata su vellutata di patate per antipasto, una zuppa come primo, un fianchetto ripieno con contorno di patate per secondo e l’immancabile dolce. Poi tutti a casa, anzi, alle armi.