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Benevento – Cori imponenti e bandiere al vento. La ventunesima vittoria in campionato avrebbe meritato ben altro tipo di celebrazioni, ma in un periodo storico così, in cui i problemi del Paese sono ben altri, non è stato possibile. E dunque non sembra neanche una casualità che i punti in classifica sono nel frattempo diventati 69, che nella smorfia napoletana è testualmente “Sott’e ‘Ncoppa”, un sottosopra in cui siamo scivolati senza nemmeno rendercene conto. 

Lo stadio ai tempi del coronavirus è un’esperienza inusuale, sicuramente non piacevole. Una cinquantina di persone sui gradoni tra calciatori, addetti ai lavori delle società e giornalisti, a cui è stato chiesto di firmare una liberatoria. Lo speaker legge le formazioni nel deserto del Vigorito, la playlist di inizio gara rimbomba nella solitudine del riscaldamento. Poi la partita inizia e le indicazioni tattiche impartite si percepiscono chiaramente, dal campo giunge anche qualche espressione blasfema amplificata da un silenzio opaco.

Per il Benevento, comunque, la vendetta sul Pescara si consuma in qualcosa che somiglia parecchio a un allenamento. La palla scorre veloce, viene accarezzata, va da un lato all’altro del campo come telecomandata. Uno a zero, due a zero, tre a zero in trentatré minuti. Al punto che viene facile pensare a quanto siano beffarde certe situazioni, perché la Strega più bella del campionato è uno spettacolo ‘live’ per pochi, come un concerto esclusivo al Colosseo. 

La quinta rete in sei gare di Insigne (o “Inzigne”, vista la media-gol alla Inzaghi degli ultimi tempi), la sedicesima porta inviolata in campionato, l’allungo a +22 sul terzo posto, il +31 sulla nona posizione, l’esordio assoluto di Basit, la bella prestazione di Del Pinto, tornato a indossare una maglia da titolare dopo oltre cinque mesi. Tutti argomenti che si sono dissolti in uno stadio abituato a ribollire d’entusiasmo.

Lo scambio di sentimenti squadra-tifosi è avvenuto comunque a distanza. Una rappresentanza della Curva Sud, nonostante la raccomandazione a vietare assembramenti, si è ritrovata nei pressi dei giardinetti del viale degli Atlantici facendosi sentire con cori e torce. I giocatori hanno ricambiato con un tuffo sotto la curva a fine gara, ringraziando simbolicamente per il sostegno. Il modo più originale per fuggire da una realtà che limita e condiziona. Che fa male e che angoscia. Ma forse, per uscire da tutto questo, uno degli esempi da seguire è proprio il Benevento di Inzaghi. Determinato, resistente, caparbio e razionale. Una squadra che all’occorrenza ha saputo anche ‘chiudersi’ dando peso a ogni mossa compiuta, senza trascurare alcunché. E’ anche così che si risolvono i problemi. 

Foto: Pescara Calcio