“Genitori dentro”, il progetto per le detenute di Benevento: resta il problema sanità

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Benevento – Presentato questa mattina, presso la sezione femminile del carcere di Capodimonte a Benevento, il report dell’iniziativa “Genitori Dentro”, promosso dal garante campano dei detenuti Samuele Ciambriello e realizzato dalla cooperativa “Il Melograno”.

Il Progetto, iniziato nel mese di gennaio 2019 e concluso a fine aprile ha riscosso grande successo nelle partecipanti, ovvero un gruppo di donne madri detenute, appartenenti sia alla sezione protette sia alla sezione comune. All’incontro hanno partecipate il garante campano dei detenuti Samuele Ciambriello, il direttore del carcere, Gianfranco Marcello, la psicologa della cooperativa il Melograno Adele Caporaso, il direttore della Caritas di Benevento don Nicola De Blasio e il Comandante Linda De Maio.

Stimolare con tecniche innovative il recupero di detenuti e detenute è fondamentale, in primo luogo perché ci crediamo. Tutto ciò con l’aiuto delle associazioni, della società civile che deve aprirsi al carcere”. Queste le parole del direttore del carcere Gianfranco Marcello che fa una panoramica dei suoi primi mesi di lavoro nella casa circondariale di Benevento: “Sono qui da poco tempo ma posso dire che Benevento è una realtà attiva, dove non manca l’impegno di associazioni, personale di polizia penitenziaria e in questo caso delle detenute che hanno partecipato al progetto”.

Progetto spiegato dalla psicologa Adele Caporaso della cooperativa “Il Melograno”: “Genitori dentro ha permesso alle donne recluse di riconoscersi e identificarsi nel loro ruolo di madri attraverso colloqui, laboratori ma anche in focus group emozionali in cui hanno condiviso la loro interiorità. Una libertà partecipata che serve da esempio per frenare la devianza non solo all’interno ma anche all’esterno del carcere”.

Qui ci sono persone diversamente libere che hanno bisogno di ponti e zattere. Lavoriamo per l’oggi all’interno del carcere e per il domani all’esterno”. Così il Garante Ciambriello introduce il tema dei progetti rieducativi all’interno del sistema carcerario campano in cui restano comunque problemi da risolvere: “Ci stiamo impegnando attraverso i progetti sulla genitorialità a Benevento e Santa Maria Capua Vetere, gli sportelli legali ma per colloqui più umani perché riteniamo che l’umanità sia essenziale soprattutto dentro. I problemi – prosegue Ciambriello restano. Per 7400 detenuti in Campania ci sono solo 95 educatori e 45 psicologi; sono ancora poche le figure sociali e allora l’intervento e la collaborazione con enti esterni diventa essenziale”.

Sulla situazione carceraria di Benevento sottolinea: “Sono due le questioni prioritarie che riguardano il capoluogo sannita e cioè maggiori colloqui con i giudici di sorveglianza per le misure alternative e la sanità. Benevento è l’unica città in Italia a non avere un ospedale con un reparto detentivo. Ciò comporta grosse difficoltà anche per visite specialistiche e operazioni di cui necessitano i detenuti”.

Problema sollevato anche dal direttore del carcere Gianfranco Marcello: “Ho già scritto all’ospedale di Benevento e agli enti preposti che dovrebbero attivarsi in tal senso. So che la questione non è di semplice risoluzione ma mi dispiace che non ho ancora ricevuto nessuna risposta”.

E ancora, il problema sovraffollamento registrato nel reparto femminile dal comandante De Maio: “Sono qui da 7 mesi e ho visto che si sta facendo un ottimo lavoro con le detenute attraverso le educatrici, i progetti e la disponibilità delle stesse ree che partecipano attivamente alle varie iniziative che si mettono in atto. Purtroppo però resta il problema del sovraffollamento: siamo alla capienza massima di 85 unità e la carenza di personale acuisce i disagi. Sappiamo quanto sia difficile una convivenza forzata ma vediamo anche l’impegno delle detenute; quello femminile è il reparto di Benevento che funziona meglio”.

Infine, è toccato a Don Nicola de Blasio concludere l’incontro odierno: “Prima il carcere era chiuso alla città, ora invece c’è ascolto. Come Caritas siamo partiti proprio dal centro ascolto per poi lasciare spazio alle cooperative che stanno portando avanti i vari progetti. Facciamoci guidare dalla logica del dono e della carità senza dimenticare che la povertà genera discriminazione e delinquenza. Iniziative come queste danno maggiore speranza per un futuro migliore, al di fuori delle mura carcerarie, a queste donne. Sostenerle è nostro dovere”.