Vergogna all’Hortus Conclusus, turisti “scalano” le opere di Paladino

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Benevento – Una due giorni di festa, Pasqua e pasquetta, che hanno riconciliato la città di Benevento col turismo. Soddisfazione da parte degli amministratori per un’ondata “anomala” di visitatori in città, un bene per i commercianti e per il centro stesso. Insomma grande soddisfazione, anche se, poi, ci si imbatte nella solita situazione antipatica che ti fa capire come spesso sia l’ignoranza la peggiore “malattia” da combattere. La considerazione nasce da un post di un beneventano che ha vissuto la festa in città e quindi ha deciso di fare un giro per le bellezze del capoluogo. Lo sconcerto nella tappa dell’Hortus Conclusus. Bisogna leggere il post per capire cosa sia successo.

Benevento, Hortus Conclusus.
Pomeriggio di Pasquetta.
Da anni non mi capitava una pasquetta in città. Ne approfitto per fotografarla animata, con l’occhio incantato dello straniero (occhio che il fotografo dovrebbe avere sempre). Immedesimandomi nel ruolo dello straniero non potevo saltare l’Hortus. L’ho fotografato da quando era veramente solo un orto, e forse per questo non trovo la nuova visione che cercavo. Trovo invece una famigliola “forestiera” di cui i due pargoli si dimenano a percuotere energicamente lo scudo in bronzo. Non paghi, cominciano ad assaltarlo e ad arrampicarsi sulla superficie fino a raggiungerne la cima. I genitori, sazi (spero per loro) di menestra ‘mmaritata e pastiere, li fotografano ebetamente soddisfatti e compiaciuti.
Mi avvicino e chiedo se tra loro ci fosse qualche genitore del Reinhold Messner in erba e un tizio mi dice “io, purtroppo!”. Io gli spiego che forse, invece di immortalare la prodezza, avrebbe dovuto redarguirlo. Lui risponde che in fondo non stava facendo nulla di male. Gli spiego che stava mettendo a rischio l’incolumita’ di sui figlio e l’integrita’ dell’opra d’arte, oltre compromettere la fruizione del luogo da parte degli altri visitatori, che avevano il diritto di “ascoltare” il silenzio del luogo e non certo le urla di guerra e le percussioni del balordo junior. Mi guarda indifferente, senza battere ciglio. Sipario“.

Uno scalatore in erba tra gli occhi compiaciuti di parenti e genitori, un’opera d’arte utilizzata come il monte Cervino. Un caso isolato, diranno in tanti ed è vero ma è il caso isolato che porta a fare spunti di riflessione e migliorarsi. E’ giusto compiacersi quando la città viene presa d’assalto dai turisti, è anche giusto che i politici di turno si gonfino il petto davanti a un risultato del genere, ma conviene anche rendersi conto che beni sensibili come le opere d’arte, non possono essere lasciate incustodite e alla mercè di chi ne ha un’idea di uso distorto. Rendere una città turisticamente attrattiva, comporta anche pensare a come evitare che le opere possano essere oggetto di un utilizzo diverso dalla semplice foto ricordo: proviamo a pensare allo stupore se vedessimo qualcuno intento a scalare l’Arco di Traiano o cavalcare il Bue Apis o un gruppo di ragazzetti farsi una partita a calcetto nel Teatro Romano. Cose difficili da immaginare, anzi assurde, ma un controllo nei giorni di festa non guasterebbe, non sia mai che a qualcuno possa venire in mente.