Tempo di lettura: 8 minuti

Neanche il tempo di tirare il fiato. Il giorno dopo lo scrutinio la Regione Campania era già in piena emergenza. E ancora oggi – e chissà per quanto ancora – è il Covid a dettare l’agenda delle priorità e alla politica non resta che inseguire. Arranca anche il Sannio, in parte “risparmiato” dalla prima ondata della pandemia ma stretto all’angolo dal suo ritorno. Eppure bisogna guardare avanti. E se a Napoli la consiliatura regionale è appena agli inizi, a palazzo Mosti scorrono i titoli di coda della prima amministrazione Mastella. L’ex Guardasigilli, in corsa per il bis, vuole ripresentarsi agli elettori con una coalizione simile a quella che ha sostenuto De Luca. E non è il solo a pensarla così: l’auspicio è condiviso anche nei piani alti di palazzo Santa Lucia. Per il Pd sannita, però, questo matrimonio non s’ha da fare. E anche Erasmo Mortaruolo, riconfermato consigliere regionale, non sembra avere dubbi.

Prima di tutto, però, c’è il Covid, c’è la Campania, c’è la Zona Rossa.

Consigliere, nell’ultima settimana in tanti hanno lamentato un trattamento ingiusto per il Sannio, ritenendo che il nostro territorio andasse escluso dal provvedimento. Qualcuno ha pure rispolverato la bandiera del Molisannio…

“La seconda ondata del virus, a differenza di marzo e aprile, ha travolto senza distinzione tutto il Paese, con punte sicuramente più preoccupanti nelle aree a maggiore densità abitativa dove il distanziamento e l’isolamento in caso di positività sono meno praticabili. Tuttavia, anche le nostre realtà hanno visto un aumento vertiginoso dei contagi, tant’è che oggi ognuno di noi ha un parente o un amico o un conoscente che ne è stato travolto o lo è ancora. Il rischio di misure differenziate senza un’adeguata organizzazione delle strutture sanitarie, del sistema di tracciamento e del controllo del territorio, è che si passi nel giro di pochi giorni all’aggravarsi della curva del contagio imponendo nuove misure restrittive. Questo non esclude la possibilità, come si sta discutendo anche in conferenza Stato-Regioni, di prevedere differenziazioni provinciali ma alcune decisioni non possono essere richieste o prese a mezzo a stampa, talvolta inseguendo il vento e il consenso bensì mediante un’azione istituzionale strutturata che coinvolga i sindaci, i prefetti, i presidi sanitari e tutti gli organismi decisionali. In merito all’ipotesi Molisannio penso si tratti di una discussione non attuale, impraticabile e che avrebbe ripercussioni negative per la nostra provincia. Molto più utile sarebbe ragionare, all’indomani della pandemia, di come ridisegnare competenze e funzioni e lo stesso impianto istituzionale italiano riformando il Titolo V della Costituzione”. 

Appare evidente che la seconda ondata del virus sia completamente sfuggita di mano alle istituzioni – a cominciare dall’Asl – deputate a gestirla. Le recriminazioni dei sindaci non si contano più: tanti quelli che stanno denunciando ritardi e mancanze. La sensazione diffusa è che si sia fatto poco – nei mesi estivi – per evitare tutto ciò. Sicuri che la Regione non debba fare mea culpa?

“Dobbiamo riconoscere che il Presidente De Luca, nei mesi estivi, è stato tra i pochi a non considerare ormai archiviata la diffusione del contagio. La consapevolezza dei nostri punti deboli con l’uscita dal commissariamento della sanità, solo un anno fa, ha richiesto uno sforzo straordinario per attrezzare la Campania. Penso ad esempio all’aumento del numero dei posti letto e delle terapie intensive. L’unità di crisi della Regione si è trovata a sopperire ritardi atavici e se un ventilatore polmonare o una mascherina si possono fabbricare in pochi giorni, non è altrettanto semplice assumere medici, infermieri e rendere efficienti strutture sanitarie già deboli, prive di personale e poco attrezzate a gestire l’ordinario. Figuriamoci un’emergenza! Sappiamo bene, leggendo i dati, che questi stessi problemi sono comuni a tutte le regioni italiane. È chiaro che si sarebbe potuto e si può sempre fare di più e meglio. Questa pandemia impone un ripensamento generale della gestione sanitaria, la necessità di investire con più forza nella medicina territoriale e di prossimità anche attraverso nuove tecnologie, come la tele-assistenza e la telemedicina. Tuttavia non va trascurato quanto fatto in questi mesi per le strutture ospedaliere come già indicato nella programmazione della Regione Campania”.

Ancora sul Covid. Il “San Pio” è quasi saturo e ora le cliniche private cominciano a ospitare i primi pazienti positivi: perchè non si fatto ricorso all’ospedale di Sant’Agata?

“Anche su questo punto è necessario ricorrere a parole di verità. Non è possibile, per la sicurezza dei pazienti, destinare entrambe le strutture al trattamento di malati Covid che non solo devono avere percorsi dedicati ma necessitano, in base al quadro clinico, di cure che investono tutti i reparti ospedalieri. Se il San Pio è a tutti gli effetti un ospedale Covid, a Sant’Agata viene garantita tutta la medicina generale, il Pronto soccorso per i codici gialli o verdi”.

E per Cerreto?

“Per quanto riguarda l’ospedale di Comunità presso il presidio di Cerreto Sannita così come indicato nella programmazione della Regione Campania, ad esso potranno accedervi, ad esempio, malati affetti da patologie croniche che periodicamente necessitano di controlli o terapie particolari, persone che a seguito di malattie acute o evolutive necessitano di terapie difficilmente erogabili a domicilio. In merito all’Azienda Ospedaliera “San Pio” c’è tutto l’impegno di cooperazione con il management affinché nel corso di questa emergenza si possano garantire in sicurezza i percorsi clinico-assistenziali e le patologie tempo-dipendenti (ictus, infarti) agli utenti che afferiscono in ospedale. Per tale motivo anche l’approvazione dell’Atto Aziendale in tempi celeri rappresenterà un momento essenziale sul piano tecnico e politico per consentire una offerta sanitaria multi-specialistica e una efficace integrazione e interazione ospedale-territorio al fine di ottimizzare i livelli essenziali di assistenza e sicurezza nelle cure”.

Passiamo al Consiglio Regionale, siamo rimasti sorpresi dalla sua scelta di “cambiare” commissione. Cosa ha determinato questa sua decisione?

“La vicepresidenza della Commissione Attività Produttive mi onora e stimola rispetto alle sfide e alle opportunità che possiamo cogliere per questo territorio. Rafforzare e implementare il tessuto produttivo del Sannio è l’unica occasione che abbiamo per garantire alla mia generazione e a quelle più giovani di immaginare e costruire in queste terre il loro futuro. Per farlo abbiamo bisogno di uno sguardo globale che tenga insieme agricoltura di qualità, turismo, accoglienza, innovazione tecnologica e green economy. Il Piano per il Sud, la Strategia nazionale Aree Interne, la definizione dei distretti offrono oggi importanti opportunità che solo attraverso una strategia complessiva, organica e coerente possiamo cogliere per trasformare questo territorio e renderlo attrattivo e vivibile. Lavorerò affinché Benevento diventi il centro nevralgico di una serie di azioni volte a darle un ruolo di centralità, quale provincia pilota, in materia di welfare, innovazione, sostenibilità. Per questo sarà fondamentale il supporto, ad esempio, della nostra Università del Sannio. Insieme ai giovani che si formano qui dobbiamo pianificare e costruire il Sannio del domani”.  

Pochi giorni fa è stata istituita la commissione speciale per le Aree Interne: pensa possa essere realmente uno strumento utile a restituire centralità al nostro territorio?

“Sono stato tra i promotori dell’istituzione della Commissione speciale per le Aree Interne. Una commissione ad hoc impone una nuova consapevolezza e un impegno in tal senso. Le differenze territoriali della Campania sono chiare a tutti e la condivisione, su scala regionale, di azioni mirate per le aree più marginali sicuramente favorirà una maggiore attenzione in seno al Consiglio regionale. Da parte mia ci sarà tutto l’impegno affinché non sia un semplice contenitore ma un laboratorio di idee, pianificazione e azioni concrete ridando una missione alla città e alla provincia puntando sull’innovazione legata ai nostri sistemi produttivi”.

La chiusura non può che essere su Benevento. Negli ultimi giorni è esploso il nodo alleanze in vista delle amministrative a palazzo Mosti. De Luca junior ha rassicurati la delegazione mastelliana circa la volontà di costruire ovunque coalizioni in linea con quella che ha vinto le regionali di settembre. Il Pd sannita è di avviso diverso e insiste sulla necessità di costruire una alternativa a Mastella, dialogando con il M5S e con Civico 22. La sua posizione?

“Come fu cinque anni fa: il Partito Democratico sarà alternativo a Clemente Mastella anche alle prossime elezioni amministrative. La posizione, del resto, non è nuova ma è stata ribadita nel corso di questi anni e condivisa all’unanimità. Non basta cambiare schieramento in base all’occorrenza per archiviare metodi e atteggiamenti che hanno a che fare più con logiche personalistiche che non con gli interessi di un territorio. Il Partito Democratico del Sannio, primo partito della provincia di Benevento resta lì, dove è sempre stato, a rappresentare il proprio territorio nella maggioranza di governo regionale e costruire un progetto di rilancio e centralità per la città di Benevento”.