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Benevento – I gol, le emozioni da calciatore e l’esperienza in panchina. Filippo Inzaghi si è raccontato in diretta su Instagram alla Gazzetta dello Sport ai microgoni di Giovanni Battista Olivero. Di seguito alcuni dei temi affrontati nell’interazione social a cui hanno preso parte tanti tifosi e appassionati: 

Centravanti – “E’ sempre difficile farlo, sia oggi che all’epoca. Ai miei tempi però soprattutto in nazionale c’erano giocatori in credibili. Se si pensa a Batistuta, Trezeguet, Montella che se la vedevano con difensori come Cannavaro, Maldini, Nesta, Montero. Gli italiani si facevano valere e lo si vede dai trofei messi in bacheca”. 

Nazionale – “Acerbi è uno dei migliori difensori d’Europa, non gli vedo mai sbagliare una partita. Mancini schierandolo in coppia con Chiellini avrà una coppia importantissima. Davanti c’è Immobile che è fortissimo, e dietro ci sono tanti giocatori interessanti. Mancini ha lavorato molto bene e i risultati si vedono. All’Europeo l’Italia può stupire”.

Affetto – “Penso che alla gente arriva ciò che sei veramente. Qualcuno cerca di dipingerci in modo diverso, ma penso di aver sempre messo al primo posto la passione, ringrazierò sempre le squadre in cui ho giocato, gli allenatori che ho avuto e la mia famiglia. Sono stato fortunato, ho fatto del mio meglio facendo diventare la mia passione un lavoro”. 

Gol – “Se ci penso adesso mi vengono i brividi. In Europa facevo gol praticamente in tutte le partite, c’era un’atmosfera bellissima. Arrivavano pullman da tutta Italia, dal Sud, persone che si erano fatte una giornata di pullman per vedere novanta minuti. La gente mi dava una carica incredibile che mi ha permesso di realizzare tutti questi sogni. Le notti di Champions erano qualcosa di speciale, aver vinto due volte quella coppa è stato qualcosa di incredibile. Quello a cui sono più affezionato però è il primo tra i professionisti. Era un Leffe-Siena, c’era mio nonno a vedere la partita quindi ha un sapore speciale”. 

Atene – “Mi chiedo ancora oggi se ho festeggiato abbastanza. Per dieci notti non ho dormito, pensavo fosse un sogno, per fortuna c’era la targa di man of the match a ricordarmi che fosse tutto vero. Poi però iniziammo subito a pensare al trofeo successivo, era una fortuna avere quei giocatori accanto. La notte dopo la finale feci di tutto per dormire con la coppa, non vedevo l’ora di tornare a Milano per girare in strada sul pullman scoperto con la coppa. Arrivare a San Siro col trofeo era qualcosa di incredibile”. 

Compagni – “Voglio ricordare Zidane, con cui mi sento ancora spesso. Lui e Rui Costa si assomigliavano tanto, due giocatori meravigliosi così come Kakà. Zizou al Real si è rivelato un grandissimo realizzatore, mentre Rui Costa viveva per farti far gol. Quando al Milan avevo Serginho a sinistra che crossava, Rui Costa alle spalle che imbucava, tutto riusciva più semplice”.

Immobile – “E’ il più forte in assoluto in questo momento, fa 30 gol all’anno ma corre dietro a tutti. Mi piace il suo modo di vivere il calcio. Poi c’è anche Belotti, a cui auguro di fare qualche gol in più ma è molto forte. Una parola voglio spenderla per Caputo, a cui hanno fatto credere di essere un giocatore da serie B, così come tanti miei giocatori che sono da serie A. Caputo deve essere un esempio per gli attaccanti della B”. 

Benevento – “Non mi sto godendo questi risultati. Quello che è capitato mi fa pensare poco al calcio, speravo che potessimo finalmente goderci questi momenti. Quando andavamo in trasferta adesso i tifosi avversari ci applaudivano, stavamo facendo qualcosa di straordinario, meglio della Juve che vinse il campionato di B. Inutile continuare a parlare, dobbiamo solo aspettare l’evolversi della situazione ma nessuno potrà cancellare quello che hanno fatto i ragazzi”.

Passatempi – “In questo periodo mi sono dedicato un po’ alla mia fidanzata, quando si gioca sono praticamente tutta la giornata fuori. Abbiamo visto qualche serie tv e qualche partita in meno rispetto al solito”.

Allenatori – “Ce ne sono diversi che mi incuriosiscono. I primi che mi vengono in mente sono Klopp e Guardiola. Mourinho mi ricorda sempre quell’episodio dopo la partita col Real Madrid in cui realizzai una doppietta. Al termine dell’incontro mi disse che ero l’unico che avrebbe preferito non giocasse quella sera”.