Mani sulla Città, più di venti testimoni in aula: “Nessuno ci ha chiesto voti”

Mani sulla Città, più di venti testimoni in aula: “Nessuno ci ha chiesto voti”

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Benevento –  Celebrata questa mattina una nuova udienza del processo “Mani sulla Città” che, ricordiamo, nasce dall’inchiesta del sostituto procuratore Antonio Clemente e della digos su appalti e forniture di beni e servizi di Palazzo Mosti che ha coinvolto diversi funzionari, dirigenti ed ex amministratori dell’Ente e che causò nel 2013 un vero e proprio terremoto politico in città.

Ben 48 gli imputati, di cui 33 già interessati dalla prescrizione per alcuni capi d’imputazione a cui si aggiungono alcune società che avevano eseguito i lavori oggetto anch’esse di contestazione e che vede posizioni differenziate dei vari imputati rispetto ai reati di corruzione, concussione finalizzata ad avere consensi elettorali, e truffa.

L’udienza odierna ha visto l’escussione in aula di più di 20 testimoni della difesa, in particolare per gli imputati Aldo Damiano, Luigi Boccalone e Andrea Lanzalone. Altri testimoni verranno ascoltati il prossimo 13 e 20 dicembre.

Per la posizione di Aldo Damiano, all’epoca dei fatti contestati Assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Benevento, la maggioranza dei testimoni, chiamati in causa dai difensori Grazia Luongo e Angelo Leone, hanno risposto in merito alla presunte richieste di voti relative alle elezioni amministrative del 2011 in cui Damiano era candidato. Quasi tutti ex dipendenti della Cooperativa San Valentino: “Non ho mai conosciuto Aldo Damiano, nessuno ha chiesto voti”, queste le risposte fornite in serie da tutti i testimoni comparsi dinanzi al Collegio che hanno negato,  anche dinanzi alle domande del PM Assunta Tillo, qualsiasi pressione o minaccia subita.

Diversa la testimonianza di Antonio Picone, imprenditore edile di Parete, in provincia di Caserta, che eseguì dei lavori in città e che ha ammesso di aver conosciuto Damiano ma solo all’inizio dei lavori (riempimento buche con della terra) quando l’allora assessore gli disse semplicemente di “fare un lavoro a regola d’arte per la città”.

Ben undici i testimoni chiamati dalla difesa dell’ex Presidente del Consiglio Comunale, Luigi Boccalone. Al centro dell’escussione i lavori effettuati, negli anni che vanno dal 2006 al 2009, nella villa di Santa Maria Ingrisone di proprietà del Boccalone. Dall’installazione di un termocamino passando per la costruzione di una piscina, impianti elettrici in una tavernetta e finendo all’acquisto di una cagnetta di razza dal valore di 1200 euro e all’installazione di porte e finestre.

Proprio su questo punto è stato chiamato a rispondere un altro ex amministratore locale, l’ex consigliere comunale Giuseppe Molinaro, collega e amico di Boccalone:

Luigi mi chiamò per un consiglio su dei lavori che doveva effettuare a casa sua. Si trattava di infissi, porte e finestre  e allora gli feci conoscere Pietro Di Pietro che aveva un’azienda nel campo. Sono andato con Di Pietro qualche volta a vedere i lavori e anche alla consegna dei soldi pattuiti in precedenza, una somma di 3500 euro che è stata pagata in contanti. Non ricordo fatture e di aver visto altri operai ma so che quella era la somma effettivamente versata perché così avevano pattuito loro”. Circostanza confermata dallo stesso esecutore dei lavori oggi in aula.

Sulla vicenda piscina sono Rosa Altieri e il geometra Vincenzo Delli Carri a dichiarare che i lavori furono completati nel 2006 e che mancavano solo piccoli rivestimenti e il giardino da sistemare ma tutto era già pronto e funzionante. E ancora fatture, assegni, versamenti che altri testimoni hanno confermato di aver ricevuto da Boccalone per lavori eseguiti all’interno della villa.

Poi è toccato a Gianpiero Catillo, dell’ufficio ragioneria del Comune di Benevento, rispondere ai difensori di Boccalone e al PM: “Gestivo le determine e non ho mai ricevuto nessuna interferenza o pressione”.

Infine è stata la volta dei tre testimoni convocati in aula dai legali del dirigente comunale Andrea Lanzalone; tra questi l’ex segretario generale del Comune di Benevento, Antonio Orlacchio, coinvolto già nel processo come imputato ma la cui posizione e presunto reato è stato prescritto e gli ex dipendenti comunali Rita D’Aronzo e Luigi Ciarlo. Tutti chiamati a rispondere delle spese, dei movimenti contabili, delle fatture e dei mandati di pagamento vistati presso i vari settori dell’Ente.

Come già ricordato in precedenza, nelle prossime due udienze (13 e 20 dicembre) saranno ascoltati altrettanti testimoni dei difensori degli altri imputati coinvolti.


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