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Oggi sui social. Una volta ci si incontrava al caffè, dove oltre a sorbire la nera bevanda si stringevano amicizie, si stipulavano contratti, si seducevano fanciulle… Così accade anche nella fortunata commedia goldoniana dove la “La bottega del caffè” è il fulcro delle vicende che si sviluppano nella pièce, diretta da Paolo Valerio, andata in scena lo scorso week end al Teatro Comunale di Benevento.

Al centro di questa variegata umanità composta da falsi nobili, false pellegrine, bari, ballerine e servitori emerge il personaggio di Don Marzio, sedicente nobile napoletano, perennemente seduto al tavolino che di tutto e di tutti pretende sapere al fine di utilizzare, però, tali informazioni in danno dei malcapitati che hanno avuto la sfortuna di fornirgliele. Un po’ come avviene attualmente con gli hater e con i dispensatori di notizie false. Mentre però oggi, purtroppo, si fa leva sulla eccessiva credulità e troppo spesso la si fa franca, nella commedia di Goldoni, invece, il pettegolo viene scoperto e sottoposto alla riprovazione collettiva.

Interpreti all’altezza del testo, capitanati da un Michele Placido in ottima forma che in alcuni momenti dello spettacolo ha impresso al suo personaggio una più marcata connotazione partenopea, cosa non presente nel testo originario (che definisce soltanto il suo personaggio come napoletano senza caratterizzarlo ulteriormente).

In scena anche il figlio Michelangelo nei panni del conte Leandro, nonché bravi attori quali Emanuele Fortunati (Eugenio), Ester Galazzi (Vittoria), Anna Gargano (Lisaura), Armando Granato (Guardia), Vito Lopriore (Pandolfo), Francesco Migliaccio (Ridolfo), Maria Grazia Plos (Placida) e Luca Altavilla (Trappola) che ha dimostrato buona padronanza delle caratteristiche interpretative proprie della commedia dell’arte.

© Simone Di Luca