Premio Strega, attesa per la ‘dozzina’ finale: la prima volta di una scrittrice sannita

Premio Strega, attesa per la ‘dozzina’ finale: la prima volta di una scrittrice sannita

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Soltanto dodici mesi fa l’avvocato Mario Collarile, con “Il Terzo Padre”, diventava il primo beneventano a essere proposto per il Premio Strega.

Con l’edizione 2019 cade un altro tabù. Tra i 57 libri proposti dagli Amici della Domenica, infatti, c’è anche l’opera di una sannita. Merito di Licia Pizzi. E se la sua carta d’identità indica Benevento come luogo di nascita, il suo vissuto personale e familiare ci riporta nel Fortore e per dirla tutta a San Bartolomeo in Galdo, paese dove ha frequentato il Liceo Scientifico e dove torna non appena gli impegni di lavoro – è docente del laboratorio di italiano all’Università degli Studi di Napoli L’Orientale –  glielo concedono.

A proporre Licia Pizzi per lo Strega è stato lo scrittore e critico letterario Francesco Durante, rimasto affascinato dal suo ultimo romanzo, “Piena di grazia” (pubblicata da “Ad est dell’equatore”, casa editrice indipendente di Napoli). Un riconoscimento che non deve stupire, considerato che con il suo libro la scrittrice sannita si era già conquistata una segnalazione alla trentesima edizione del Premio Italo Calvino e il secondo premio della sezione Narrativa-Romanzo del Premio InediTO – Colline di Torino (in copertina la foto della consegna del premio).

Ma “Piena di Grazia” di beneventano non porta soltanto la firma. Storia, tradizioni e leggende della nostra provincia rappresentano le fondamenta di un racconto che parla essenzialmente di Sud.

Emblematiche, in tal senso, le parole utilizzate da Durante nella sua presentazione del libro (dal sito del Premio Strega): «Si tratta di un breve, tesissimo racconto ambientato nelle profondità di una remota campagna meridionale, al limitare di boschi infestati da briganti e grotte governate da streghe. Ne è protagonista Grazia, una femmina giovane, tozza e quadrata, quasi ferina, ceduta dalla madre e dai fratelli come serva al macellaio del paese. Lì, contravvenendo alla regola impostale dalla nonna, quella di “fare la brava” quasi per combattere la sua natura ancestrale, Grazia fa veramente “la brava”, ma al contrario: silenziosamente conformandosi sempre più a quella sua natura selvatica. Non solo diventa la creatura più amata dai maiali del macellaio, ma anche una specie di sciamana, un’assurda semidivinità silvana, una “janara” cui attribuire la catena di disgrazie che progressivamente si abbattono sulla famiglia del macellaio, convincendola che sia necessario liberarsi di quella inquietante presenza. Ma sarà tutt’altro che facile. Sostanzialmente il racconto potrebbe definirsi un noir, ma è scritto come si potrebbe scrivere un testo sperimentale, senza spreco di parole e con estremo rigore stilistico».

Ho scoperto, insieme alla velleità di sangue che parla di ascendenze longobarde nel Sannio, una natura fortemente meridionale – si legge ancora da un’intervista rilasciata da Licia Pizzi a IdentitàInsorgenti. E Piena di Grazia mi ha dato la possibilità di esprimere la radice, la terra. Ciò che era rimasto silente in me per tanti anni, di dare voce ai “racconti della nonna”, per dirla in maniera semplice. Quei racconti che hanno l’urgenza, che devono essere detti”.

E dunque: anche la letteratura offre tante ragioni per tifare Benevento. Il sogno qui si chiama finale e l’appuntamento decisivo è in programma domenica. Alle 12.30, nel corso di una conferenza stampa che avrà luogo all’Auditorium Parco della Musica, i componenti del Comitato Direttivo del Premio annunceranno i nomi dei 12 finalisti della settantatreesima edizione del Premio Strega. La presentazione della dozzina, poi, come ormai di consueto da qualche anno, si terrà a Benevento ad aprile.


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