Tempo di lettura: 3 minuti

Benevento – Quattro anni sono trascorsi dalla catastrofe che si abbattè sul Sannio la notte del 15 ottobre. Oltre 13 milioni di metri cubi di acqua e fango si accumularono in una sola notte nel serbatoio della grande diga sul fiume Tammaro, innalzando l’invaso di 88 centimetri: questi soli due dati danno la misura della violenza di quella notte di tempesta che causò danni per poco meno di un miliardo di euro alle campagne, alle infrastrutture civili, alle fabbriche.

Due persone persero la vita in quella tragica notte, e qualche giorno dopo un operaio dell’Enel morì mentre era impegnato nel ripristino di una linea elettrica. 61 furono i Comuni pesantemente danneggiati nel Sannio. Fu spazzato via il ponte Jenga sul monte Taburno, così come tutti i ponti di Circello nell’Alto Tammaro. Paupisi fu travolta, così come il ponte Malepara a Casalduni o l’intera contrada Pantano a Benevento.

La catastrofe commosse l’Italia. Numerosi e persino inaspettati furono gli attestati e i concreti gesti di solidarietà che vennero da tutto il Paese. “Gli angeli del fango”, ovvero gli extracomunitari che risiedevano in città e provincia, diedero una grossa mano per rimuovere i detriti: il loro gesto fu uno dei simboli dei giorni successivi alla tempesta, così come la corsa all’acquisto di solidarietà delle bottiglie della cantina Sociale di Solopaca travolta dal fango e dai detriti.

Il motto: “Noi non andiamo mai a mollo” del Pastificio Rummo, una delle eccellenze locali, travolto esso stesso dal Tammaro in piedi, fu uno degli slogan più efficaci durante la campagna di rinascita che la popolazione sannita si volle dare e che destò grande ammirazione in tutto il Paese. Oggi la Prefettura di Benevento ha voluto organizzare un incontro sulla pianificazione di emergenza come strumento di prevenzione. Il Prefetto, Francesco Cappetta ha sottolineato: “E’ un’alluvione che ha segnato molto l’intera provincia. Volevamo sensibilizzare la popolazione al rispetto dell’ambiente e rispetto della natura”.

Poi Cappetta ha parlato della Protezione Civile: “Non è avulsa alla gestione degli eventi. La pianificazione sopratutto quell’urbanistica devono tenere conto dei rischi. Individuare determinate zone propri sulla base sul rischio idrogeologico. Devono diventare una scelta di vita quotidiana”.

Celestino Rampino dirigente ufficio pianificazione protezione civile ha sottolineato come lo Stato debba fare qualcosa in più attraverso i fondi da destinare alle Regioni: “Esiste un problema di cultura e sensibilizzazione. Abbiamo il dovere dio cooperare con la Protezione Civile. Serve un’oculata gestione del territorio per ottemperare alla vulnerabilità del territorio. Risorse molto spesse irrisorie eppure i Comuni si sono dotati dei piani di riduzione del rischio”