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Sui media si parla di ‘terremoto’ alla Provincia. L’espressione è calzante. Otto persone arrestate, altre dieci colpite da una misura interdittiva, ventitré appalti finiti nel mirino della Procura. Dalle carte dell’inchiesta emerge – ancora una volta – la parola sistema ovvero, da vocabolario, “la connessione di elementi in un tutto organico e funzionalmente unitario”. Tanta roba. Come non bastasse, ai domiciliari è finito Antonio Di Maria, che dell’Ente di piazza Castella è il Presidente, non proprio una figura di secondo piano. Eppure ‘il terremoto’ non scuote la politica. Un silenzio che fa rumore e che non può rappresentare la giusta via di mezzo tra garantismo e giustizialismo.

Si dirà: l’inchiesta è in una fase preliminare. Lo sappiamo. Si dirà: spetta alla magistratura il compito di accertare i reati. Sappiamo pure questo. Si dirà: il rispetto umano. E chi lo mette in discussione? Ma è possibile che dinanzi a ciò che è stato letto e ascoltato l’unica reazione della politica sia fare spallucce?

Così sembra. Trascorse 24 ore, due sole note stampa di propria sponte sono giunte in redazione: una l’ha inviata Pasquale Maglione, deputato del Movimento Cinque Stelle; l’altra il coordinamento campano della Lega. Questo è.

Eppure la Provincia – soprattutto dopo la sciagurata riforma Delrio – è questione tutta politica. Consiglio e presidente sono scelti dai partiti. Anzi, per dirla meglio, dagli ‘eletti’.

Una stortura, una assurdità, considerato che poi le funzioni sono rimaste pressoché le stesse del passato (pianificazione territoriale, trasporti, programmazione della rete scolastica, edilizia scolastica).

Considerazione che avrebbe dovuto sollecitare la politica a un impegno maggiore, proprio perché chiamata a colmare quel vuoto determinato dallo scippo a danno degli elettori. Così non è stato. Così non è. La Provincia è ‘cosa loro’ e dunque tutto è tollerabile, anche la professione di indifferenza dinanzi all’arresto di un Presidente che alla Rocca è stato messo dai partiti, non da noi.

E dunque la parola d’ordine è “lasciar scorrere”. Anche perché tra 72 ore scadranno i termini per la presentazione delle liste utili a eleggere il prossimo Consiglio Provinciale. La sera del 18 dicembre avremo nuovi vincitori, nuovi sconfitti. Allora sì che pioveranno interviste e dichiarazioni. Sarà un diluvio di retorica e buone intenzioni. Se poi capiterà qualche altro inciampo, poco male: un po’ di silenzio e tutto passa.