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E’ un cortocircuito clamoroso quello cui stiamo assistendo in questi giorni nel Sannio. La vicenda è quella della realizzazione di un nuovo impianto di compostaggio presso lo Stir di Casalduni. Un risultato straordinario per il presidente Ricci, una iattura per i sindaci dei comuni interessati dal progetto.

Per intenderci: la Provincia, intesa come ente, con la maiuscola, esulta; la provincia, intesa come territorio, con la minuscola, protesta.

L’impianto in questione, oggetto dell’accordo di programma sottoscritto ieri tra Regione, Provincia e Samte, comporta un investimento di 12 milioni di euro e ha una validità di 36 mesi (rinnovabili) al termine dei quali dovrà essere consegnato un impianto capace di lavorare la frazione dell’umido prodotto nel Sannio per 30mila tonnellate annue.

Per Claudio Ricci la sottoscrizione dell’accordo rappresenta “la conclusione di un lavoro andato avanti per anni e che è destinato a dare autonomia al territorio e ad ottimizzare le risorse finanziarie disponibili per una migliore gestione del ciclo dei rifiuti a tutto vantaggio dei cittadini sanniti”.

Peccato che a pensarla diversamente siano proprio coloro che i cittadini li rappresentano direttamente: i sindaci. “Ci opporremo su tutti i fronti” – garantisce Pasquale Iacovella, da Casalduni. “La Provincia può dire quel che vuole ma non può sottoscrivere accordi sulla testa dei sindaci. Neanche siamo stati interpellati, fosse solo per ascoltare la nostra opinione. Abbiamo appreso tutto dai giornali, come se non esistessero sindaci e popolazione. Perché protestiamo? Perché abbiamo già visto cosa è accaduto nel 2001, sia da noi che a Fragneto Monforte, alle nostre riserve di acqua e con le ecoballe. I nostri territori hanno già dato, hanno già pagato. Non possono imporci ulteriori sacrifici”. “A che a chi serve quest’impianto?” – incalza la fascia tricolore. “La Provincia esulta? E di cosa? A Casalduni abbiamo quattro strade provinciali e sono tutte impercorribili”.

Sulla stessa lunghezza d’onda è il sindaco di Fragneto Monforte, Raffaele Caputo. Che non usa mezzi termini nel definire “una pagliacciata” l’accordo sottoscritto tra Regione e Provincia. “La soluzione c’era. Con gli sto si potevano realizzare piccoli impianti utili a servire i diversi comprensori, senza andare ad impattare in maniera poderosa sul territorio. Con gli altri comuni dell’area ci eravamo mossi in questa direzione, pensando a impianti capaci di lavorare 6/7 tonnellate al mese di umido. E invece vogliono imporci un impianto da 60 tonnellate a settimana. Da tutto il Sannio dovranno venire a scaricare qui, anche da comuni lontanissimi. Andiamoci a vedere i costi di questa operazione inutile e dannosa”.

Una furia, Caputo. Che neanche vuol sentir parlare di ricadute positive per il territorio: “Sempre che per territorio non si intendano esclusivamente le imprese e i tecnici che lavoreranno o la politica che gestirà”.

Neanche la notizia della prossima rimozione delle ecoballe che insistono sul terreno di Fragneto Monforte fa cambiare idea al sindaco: “Tolgono le ecoballe? Per forza, è su quell’area che deve essere realizzato l’impianto. E comunque, per dirla tutta, con il governo Caldoro, che pure non aveva soldi, avevamo cominciato a smaltire ad Acerra, e a un prezzo bassissimo, le ecoballe. Con De Luca, che pure ha a disposizione i 420milioni di euro del governo, non si è mosso nulla”.

Preoccupato è anche il sindaco di Sassinoro, Pasqualino Cusano.Come non esserlo? In dieci anni da amministratore ho maturato la consapevolezza che noi sindaci – in qualità di rappresentanti del territorio – non contiamo nulla. E’ questo l’unico dato certo”. Nel comune di Sassinoro, poi, potrebbe sorgere un’altra iniziativa simile – ma di natura privata- a quella di Casalduni. “La ragione mi porterebbe a dire che l’impianto di Casalduni esclude l’impianto di Sassinoro. Ma chi può dirlo? Pensi che qualche giorno fa ho partecipato a una conferenza dei servizi in cui mi è stato detto dalla Regione che gli Ato, organismi costituiti proprio dalla Regione per organizzare il servizio di gestione dei rifiuti, non hanno competenza su questa materia. Ora hanno chiesto delucidazioni all’avvocatura regionale. Come si può essere sereni?”.

Andando oltre, il fronte della protesta, assicurano Iacovella, Caputo e Cusano, comprende tutti i sindaci del comprensorio.

Insomma, un’intera fetta del Sannio è sul piede di guerra. E già questo dovrebbe bastare a sconsigliare entusiasmi e trionfalismi.