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Rummo, l’addio al veleno di Huscher: “Una persona perbene non lavora in un ospedale così”

Rummo, l’addio al veleno di Huscher: “Una persona perbene non lavora in un ospedale così”

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Benevento – “Spesso siamo rimasti senza bisturi e più di una volta abbiamo elemosinato i fili di sutura da altri reparti. E poi, i ritardi delle Tac non sono banali. Durante un incontro con l’amministrazione l’ho fatto presente, tutto inutile. Talvolta, solo grazie a un mio interessamento si è ottenuto l’esame in due, tre giorni. E per questo sono stato anche accusato di condotte illegali”.

Un vero e proprio j’accuse alla sanità campana e sannita in particolare l’intervista rilasciata da Cristiano Huscher a Giuseppe Del Bello, per ‘La Repubblica’. Dopo aver diretto il reparto di Chirurgia oncologica all’ospedale Rummo di Benevento, Huscher si è trasferito da poco a Padova, nel policlinico di Abano, istituto privato accreditato con il San. Uno dei tanti addii eccellenti registrati nelle ultime settimane nel principale nosocomio cittadino, nel pieno delle polemiche per il nuovo Piano ospedaliero varato dalla giunta De Luca. Polemiche delle quali lo stesso medico è stato protagonista, proprio attraverso un duro botta e risposta con il governatore campano. Vicenda anche questa ripercorsa nell’intervista odierna.

Mi permisi, da oncochirurgo con 40 anni di esperienza, di contestare la creazione di un reparto in un ospedale periferico come quello di Sant’Agata dei Goti. Il presidente della Regione non gradì e mi definì “primario squinternato” chiedendo al manager di punirmi. E il giorno dopo una lettera mi avvertì: ero stato sottoposto a provvedimento disciplinare. Una persona perbene non avrebbe potuto più lavorare in un ospedale così organizzato. E voglio ricordare a De Luca che al centro del sistema sanitario ci deve essere il malato e non medici e direttori scelti da lui. Ma sui concorsi è meglio stendere un velo pietoso”.

Parole dure, però, Huscher le dedica anche – se non soprattutto – alla dirigenza del Rummo e all’organizzazione interna all’azienda ospedaliera di Benevento. “Sono andato via perché non mi era più permesso di svolgere la mia attività professionale a favore del malato” – dichiara. Per poi spiegare: “Dico solo che le linee guida nazionali e le raccomandazioni regionali stabiliscono che un paziente con tumore va operato entro 30 giorni dalla diagnosi”.

Consegne non rispettate a Benevento– almeno nel racconto del medico: “Alla Chirurgia oncologica erano consentite solo tre sedute operatorie a settimana. Eppure c’era una lunga lista di attesa. Poi invece, in altre divisioni come la Neurochirurgia o l’Ortopedia si effettuavano fino a dieci sedute”.

Privilegi di qualcuno? – lo interroga il giornalista. “Dico solo – replica Huscherche la distribuzione era ingiusta. Il disordine faceva sì che malati di cancro fossero operati anche da colleghi con scarso volume di lavoro e poca esperienza, in aperto contrasto con le linee guida. È stata addirittura istituita una commissione per verificare se i pazienti oncologici dovevano esser operati da un professionista esperto come me oppure da specialisti di chirurgia laparoscopica. Ebbene la risposta doveva arrivare entro 30  giorni: ancora non c’è. Nonostante tutto, avevo messo su un reparto anche pagando di tasca mia”.

Le uniche parole dolci, il chirurgo le rilascia per la sua ‘squadra’, “un’èquipe volenterosa e una struttura che un tempo funzionava molto bene. Almeno secondo le regole. Adesso a Padova lavoro con una sala operatoria con due robot, mentre a Benevento venne rifiutato da un’azienda che mi conosceva un robot, offerto gratuitamente, da due milioni e mezzo di euro: l’attuale dirigenza promise di acquistarlo in pochi mesi, ma dopo un anno ancora non s’è visto”.

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