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Ieri Amorosi. Prima ancora erano stati San Salvatore Telesino e Telese Terme. E pure a Cerreto qualcosa comincia a muoversi e altre iniziative verranno. A piccoli passi, anche nel Sannio prende piede la protesta per fermare il 5G, il nuovo standard della comunicazione tecnologica capace di assicurare per la telefonia mobile prestazioni e velocità superiori a quelle attuali. Un vantaggio che presenterebbe, però, dei rischi per la salvaguardia dell’ambiente e la salute dei cittadini.

Da tempo, i due fronti – favorevoli e oppositori – si danno battaglia a suon di iniziative, esposti e comunicati. Entrambi gli schieramenti possono contare sul sostegno di studi e scienziati. Insomma, in mancanza di competenze, difficile decidere da che parte stare e sposare aprioristicamente una tesi piuttosto che l’altra.

A guidare i sindaci, però, è un altro principio, quello della prudenza. E infatti nello schema di delibera tipo che è all’attenzione degli amministratori si fa riferimento ad alcune campagne di sensibilizzazione portate avanti dalle associazioni di consumatori e volte a ottenere una moratoria del processo in corso.

Tra le varie iniziative, quella che ha fatto più rumore porta la firma del Codacons che in estate prima ha presentato un esposto alle procure di tutta Italia e poi ha sollecitato i Comuni ad applicare il principio di precauzione e vietare l’attività di sperimentazione e/o installazione della tecnologia 5G stante la potenziale fonte di rischio, finché non saranno forniti dati scientifici attendibili e certi che escludano categoricamente ogni conseguenza pericolosa per la salute umana.

Appello accolto, dicevamo, da San Salvatore Telesino e Amorosi, dove a favore della moratoria si sono già espressi i consigli comunali, e da Telese Terme, con una delibera di giunta approvata il 3 settembre. Protagonisti tre sindaci (Fabio Massimo Romano, Carmine Cacchillo e Pasquale Carofano) di diversa estrazione politica.

A Cerreto Sannita, invece, la richiesta di rigettare la tecnologia 5G è partita dal Fronte Sannita per la Difesa della Montagna, soggettività già in prima linea nella battaglia contro la devastazione del Matese determinata dall’eolico selvaggio.

Quanto al contenuto delle delibere, si legge che “le associazioni hanno evidenziato che le sperimentazioni e l’adozione di tali nuove tecnologie sono altamente rischiose per l’uomo e per l’ecosistema e dovrebbero avere una valutazione preliminare sull’impatto rimarcando, in particolare, che nel 2011 la IARC (International Agency for Research on Cancer) ha classificato i campi elettromagnetici delle radiofrequenze come possibili cancerogeni per l’uomo e che l’1/11/2018 il National Toxicology Program ha diffuso il rapporto finale di uno studio su cavie animali esposti ad alti livelli di radiazioni da radiofrequenza, come 2G e 3G, e che sono quasi duecento gli scienziati indipendenti che, guidati dal professor Lennart Hardell, hanno sottoscritto l’appello per una moratoria del 5G; un altro appello internazionale ha già raccolto le adesioni di ricercatori, cittadini e organizzazioni di 96 paesi e mette a disposizione una bibliografia ricchissima che attesta numerosi rischi biologici da elettrosmog, in Italia, non da ultimo, una petizione ha già raccolto migliaia di firme e l’associazione ISDE Medici per l’Ambiente ha chiesto al Governo “un piano di monitoraggio dei possibili effetti sanitari e una moratoria per l’esecuzione delle sperimentazioni 5G su tutto il territorio nazionale sino a quando non sia adeguatamente pianificato un coinvolgimento attivo degli enti pubblici deputati al controllo ambientale e sanitario”.

Restando al nostro Paese, a innescare la mobilitazione è stata la delibera con cui l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha individuato in Italia 120 piccoli centri su cui sperimentare la tecnologia 5G. Dall’elenco è escluso il Beneventano mentre sono presenti tre comuni del Casertano (Letino, Raviscanina e San Gregorio Matese), uno dell’Avellinese (Savignano) e uno del Salernitano (Montecorice).

Il timore, evidentemente, è che uno step successivo possa comprendere altri territori se non risolversi nella liberalizzazione del 5G. Da qui l’attivismo delle amministrazioni che attraverso i propri consigli hanno deciso di esprimere preventivamente l’opposizione alla eventuale attivazione sul proprio territorio di impianti con radiofrequenze in 5G, sino a quando non saranno stati esclusi gli effetti nocivi sulla salute umana.