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Benevento –  Oggi, venerdì primo dicembre, parte il famigerato ReI, ovvero il Reddito di Inclusione. Una misura governativa che ha l’obiettivo di contrastare la povertà attraverso un beneficio economico erogato attraverso una carta di pagamento elettronico (Carta REI) e un progetto personalizzato di attivazione e inclusione sociale e lavorativa.

Secondo il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, che martedì 5 dicembre sarà alla Rocca dei Rettori di  Benevento  per l’incontro: “Percorso itinerante dell’innovazione e start-up”: “In questa prima fase di applicazione, il REI si rivolgerà ad un bacino di 1,8 milioni di persone e 500mila nuclei familiari e potrà essere richiesta dai cittadini con i requisiti a Comuni e altri punti di accesso identificati dagli Enti locali. Nella prima fase, le famiglie italiane interessate al sostegno economico, erogato dal 1° gennaio 2018, saranno quasi 500mila per circa 1,8 milioni di persone. A luglio, quando la misura diventerà universale, eliminando i paletti su minori, disabili e over 55, la platea dovrebbe arrivare a circa 700mila nuclei per oltre 2,5 milioni di persone”.

Il Ministro ha spiegato anche il modus operandi del ReI, che sarà “associato ad un progetto personalizzato obbligatorio di ‘attivazione e inclusione sociale’, per favorire l’uscita dallo stato di povertà”.

Dunque una misura che si discosta molta dell’idea di un reddito di base o di cittadinanza e che punta a ‘includere’ le famiglie povere, con determinati e stringenti requisiti, in un percorso obbligatorio di inserimento nel frammentato mercato del lavoro. Un provvedimento a tempo, come si addice a alla precaria società contemporanea che tende a rendere competitivi una parte dei cosiddetti poveri assoluti (gli individui che vivono in povertà assoluta ammontano a 4 milioni 742 mila e la misura riguarda il 40% di essi) lasciando nel guado le persone definite “poveri relativi” (gli individui che vivono in povertà relativa ammontano a 8 milioni e 465mila). La durata del beneficio è al massimo di 18 mesi per un importo che per una famiglia di 5 persone può arrivare a 485,411 euro al mese. Un bel palliativo pre-elezioni politiche.

Ma vediamo i paletti di Poletti  e i requisiti per beneficiare del ReI: Presenza di figli minorenni (dunque i poveri con figli maggiorenni sono fuori); presenza di una persona con disabilità e di almeno un suo genitore; presenza di una donna in stato di gravidanza accertata; presenza di un disoccupato che abbia compiuto 55 anni e che si trovi in stato di disoccupazione con cessazione da almeno 3 mesi e senza ammortizzatori sociali;

Inoltre, il nucleo familiare deve avere: un valore ISEE non superiore a 6mila euro; un valore ISRE non superiore a 3 mila euro;  un valore patrimoniale immobiliare diverso dalla casa di abitazione, non superiore a 20 mila euro; un valore patrimoniale mobiliare (depositi e conti correnti) non superiore a 10 mila euro. Nessun componente del nucleo familiare deve possedere autoveicoli e/o motoveicoli immatricolati per la prima volta nei 24 mesi antecedenti la richiesta.

Già solo leggendo queste discriminanti, ci si accorge che: “la misura non ha carattere universale ma è estremamente selettiva e categoriale, alimentando di fatto la lotta tra poveri e ingrassando la platea di futuri precari del mondo del lavoro e del sociale”. Questa è solo una delle criticità del ReI illustrate ieri durante l’inaugurazione della Federazione del Sociale USB Benevento e la  presentazione del quaderno: “Reddito di Base contro Reddito di Inclusione. La povertà non è una colpa, il lavoro non è un obbligo ma un diritto”.

Durante l’incontro sono state analizzate le possibilità di una nuova composizione di un blocco sociale territoriale in cui muovere lotte e rivendicazioni sindacali con modalità più adatte alla società contemporanea: “La nascita a Benevento della Federazione del sociale si configura come una necessità, in un territorio segnato da una fortissima disoccupazione, dalla mancanza di welfare, dalla desertificazione sociale e dalla devastazione ambientale”.

Un nuovo cammino – sottolineano i promotori – che nasce dall’incontro tra attivisti/e impegnati/e in un percorso antirazzista di mutualismo e autorganizzazione con i/le migranti/e che risiedono nel Sannio e la Federazione provinciale dell’Usb sempre presente nelle vertenze e lotte del mondo del lavoro nel nostro territorio. Un connubio fondamentale per unire gli sfruttati, indipendentemente dalla loro provenienza, e rispedire al mittente la guerra tra poveri in atto, praticando l’unità nei bisogni di chi, in varie modalità, subisce gli effetti della crisi”.

“Oggi più che mai – insistono  – bisogna ragionare di diritto al reddito anche al di fuori del lavoro, o per meglio dire, slegato da esso. Le risorse stanziate somigliano di più ad un obolo, una forma di carità pelosa che invece di mettere in discussione le cause della povertà, fornendo strumenti reali di emancipazione, fanno di essa una colpa da espiare. Inoltre i criteri di selezione lasciano fuori una grossa fetta della popolazione, tra cui giovani disoccupati e precari, e tutte le situazioni che non rientrano nella definizione di nucleo familiare. La Federazione del Sociale vuole lanciare una campagna che affermi la necessità di istituire un reddito di base indirizzato a tutte le persone, native e non, che risiedono in questo Paese e vivono una condizione di povertà assoluta e relativa”

Sul territorio beneventano – conclude la Federazione del Sociale – ci sono tante soggettività che non sono del tutto rassegnate all’attuale stato di cose. Pensiamo al Movimento di Lotta per la Casa, all’Atletico Brigante e a tantissime altre realtà che lavorano sul territorio provinciale. Inchieste sul realtà dei servizi sociali, sulla speculazione edilizia, sull’attacco all’ambiente per creare una reti e raccogliere le sfide dei territori e le vertenze cittadine di natura sociale e collettiva”.

Infine tornando al Reddito di Inclusione, mercoledì 6 dicembre sarà la giornata dedicata al confronto tecnico sulla misura, alla sede dell’assessorato regionale di Napoli (centro direzionale isola A6), alla presenza del coordinamento metropolitano INPS, sindaci, centri per l’impiego e coordinatori degli ambiti sociali di zona, a seguire incontro all’INPS regionale per la videoconferenza destinata ai referenti dei comuni delle altre 4 province, riuniti presso le sedi provinciali INPS”.