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Caserta – “Incontrai gli Ultimi nel gesto di un clochard che, in pieno inverno alla stazione di Caserta, mi pose la sua giacca sulle spalle per proteggermi dal freddo. Era il 2009 e io una donna in fuga  con 2 euro in tasca. Da quel giorno giurai a me stessa che avrei dedicato la mia vita, se ancora ne avessi avuta una, al mondo degli Ultimi”. Queste le parole di Antonietta D’Albenzio, fondatrice e presidente dell’associazione internazionale OdV “L’Angelo degli Ultimi”, una cordata di volontari che a proprie spese aiuta on the road i clochard e tutte le persone in condizioni di povertà estrema.

Fondata appena due anni fa, l’associazione opera in tutta la provincia di Caserta grazie a circa 40 soci volontari a sostegno di almeno 200 famiglie tra Maddaloni e Caserta e un numero indecifrabile di senzatetto sparsi su tutto il territorio.

Forniscono cibo, abiti, e comprano farmaci tutti i giorni, dando appuntamento tutte le sere ai senzatetto alle 21.30 in punto fuori alla stazione di Caserta. Ed è qui che si ritrovano tutti arrivando alla spicciolata delle stradine limitrofe alla stazione o dai treni provenienti da tutta la Campania.

Mangiano, chiacchierano, il tempo di una medicazione e abbracci, e poi svaniscono cercando ricovero chi sa dove, lasciandosi alle spalle luoghi puliti e in ordine come se nulla lì fosse appena avvenuto.

“La nostra organizzazione – spiega Antonietta –  anche se sulla carta opera da appena due anni, vanta un’esperienza di strada quasi decennale anche se spontanea. Un volontariato nato dalla buona prassi on the road sperimentata da me che, prima da sola e poi accompagnata da volontari sempre più numerosi, ho verificato che la prima leva per il ben-essere delle persone in difficoltà è il bene comune fratellanza solidale”.

E sono soprattutto italiani gli Ultimi che l’associazione di Antonietta incontra ogni giorno

“Italiani  dai 36 anni in su, e spessissimo laureati – spiega Antonietta – Molti uomini hanno figli da mantenere dopo la fine di matrimoni o convivenze, e si riducono a vivere senza un tetto, mentre la storia che accomuna le donne è quella di malattie, il cui impegno economico sottrae risorse a tutto il resto. Gente senza famiglia che in noi può trovarla”.

Un bilancio sociale drammatico quello che L’Angelo degli Ultimi riferisce, fatto di gente normale con una vita anormale che può contare su platee invisibili di persone che donano senza riserve, dal pane fresco al latte che i volontari ritirano in forni e supermercati, agli abiti e oggetti di ogni tipo.

“Io e i miei associati battiamo il territorio in lungo e in largo tutti i giorni – racconta Antonietta – raccogliendo tutto quello che ci donano e distribuendo a chi ne ha bisogno raggiungendoli lì dove sappiamo di trovarli. Grazie a questa attività, e alle segnalazioni che ci arrivano, riusciamo a scovare tante persone che, magari per vergogna, non dichiara la propria povertà estrema eppure fruga tra i rifiuti a caccia di quello che serve almeno per sopravvivere. Ci facciamo raccontare le loro storie e dove abitano affinchè il nostro aiuto li raggiunga lì dove sono con le loro famiglie o con la loro solitudine”.

Poi la nota dolente: “Sono tante le associazioni blasonate e famose che operano su questo fronte ma solo a chiacchiere – dichiara Antonietta senza timore di smentita –  Il tempo di una foto da postare su internet e poi via, senza nessuna umanità reale. Lo stesso vale per molte chiese del territorio dove, al di là delle ottime e concrete intenzioni dei parroci, a farla da padrone sono i responsabili dei ricoveri che discriminano gli accessi a seconda delle simpatie e antipatie personali. Brutto a dirsi, peggio a credersi, ma è la realtà contro la quale combattiamo ogni giorno con le azioni concrete grazie all’aiuto e alla generosità di tanti”.