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Un cold case di camorra risolto grazie ai progressi tecnologici raggiunti dalla genetica forense: è l’omicidio, datato 1996 e avvenuto a Caserta, di Luca Famiano, vittima della sanguinaria faida durata oltre 20 anni tra i clan Belforte e Piccolo di Marcianise.

Due dei quattro presunti responsabili del delitto sono stati infatti identificati tramite il Dna isolato dai campioni biologici rinvenuti 25 anni fa sugli effetti personali sequestrati nell’appartamento e nella macchina. La Polizia di Stato ha così notificato quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal Gip di Napoli a carico del boss Antimo Perreca, di Antimo Mastroianni e del 45enne Achille Piccolo, tutti e tre già detenuti da tempo nelle carceri di Nuoro, Parma e L’Aquila; unico libero era il 42enne Achille Piccolo (solo omonimo del primo), rintracciato dalla Squadra Mobile di Milano presso un’abitazione del capoluogo lombardo.

Le indagini sono state coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e realizzate dalla Squadra Mobile di Caserta. La faida tra i Belforte e i Piccolo, oltre a produrre decine di morti tra il 1986 e il 2007, portò il prefetto di Caserta, nel 1998, a disporre il “coprifuoco anticamorra”, primo caso del genere dalla seconda guerra mondiale, con il quale fu disposto per 20 giorni la chiusura di bar e circoli a Marcianise dopo le ore 22.

In passato alcuni collaboratori di giustizia dei clan rivali avevano raccontato del delitto Famiano, ma era stato possibile ricostruirne solo parzialmente la “paternità”, in relazione ai due Piccolo, e non agli altri responsabili; non era stato infatti possibile confrontare i campioni biologici rinvenuti dopo il delitto. Oltre venti anni dopo invece, alla luce delle nuove tecnologie, è stato possibile isolare il Dna sui campioni prelevati e attribuirne l’appartenenza al boss Antimo Perreca, attivo nel comune di Recale (Ce), e al suo braccio destro Antimo Mastroianni, consentendo così di ottenere i pezzi mancanti del puzzle e completarlo.

Famiano – è emerso – fu ucciso perché sarebbe transitato dai Piccolo ai Belforte. Ad ordinare il delitto sarebbe stato Antimo Perreca, alleato dei Piccolo, mentre esecutori materiali sarebbero stati Mastroianni e i due Piccolo. I killer agirono il 31 luglio del 1996, intorno alle 8 di mattina, incappucciati e armati di pistole e mitra. Famiano fu sorpreso in macchina insieme alla sua compagna poco lontano dall’abitazione in cui viveva, nella frazione San Clemente di Caserta; dietro la sua auto vi era un’altra vettura dove viaggiavano il cognato, la fidanzata e due sue nipoti, rimaste ferite gravemente nel corso dell’agguato.

L’auto dei killer fu anche intercettata dalla Polizia di Stato, che non riuscì a fermarli per l’azione di disturbo prodotta da una vettura condotta da un complice dei sicari, che fu fermato e arrestato. Poco dopo anche la Lancia Thema dei sicari fu rintracciata, e al suo interno furono sequestrati passamontagna, guanti, munizioni 7.62×39, ovvero il calibro tipico del kalashnikov. Poco distante fu rinvenuto altro materiale, tra cui anche due dei mitragliatori impiegati per l’agguato; teli di spugna e un passamontagna furono poi trovati in un appartamento disabitato dal quale erano usciti i killer per effettuare l’agguato.