Tempo di lettura: 4 minuti
Il clan dei Casalesi avrebbe messo da anni le mani sul settore della distribuzione alimentare, investendo e controllando decine di supermercati tra le province di Caserta e Napoli. E’ quanto emerso dall’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, che ha portato all’arresto da parte dei Carabinieri del Ros e della Polizia Penitenziaria del Nic (Nucleo investigativo centrale) di otto persone – sette in carcere, una ai domiciliari – per reati di associazione camorristica, riciclaggio e intestazione fittizia di beni con l’aggravante mafiosa.
L’inchiesta, denominata “Scettro”, ha fatto luce ancora una volta sugli affari illeciti del 44enne Filippo Capaldo, nipote prediletto del capoclan dei Casalesi Michele Zagaria, ed erede designato dell’impero malavitoso creato dallo zio. Capaldo, già più volte incarcerato, anche al 41bis, e condannato perché riconosciuto reggente del clan dopo l’arresto dello zio Michele, era libero questa mattina quando i carabinieri del Ros di Napoli sono andati a notificargli l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip Leda Rossetti.
 
In cella sono finiti inoltre i fratelli di Capaldo, Nicola di 40 anni e Mario Francesco, 29 anni, gli imprenditori Alfonso Ottimo, 55 anni, e Paolo Siciliano, 56 anni, quest’ultimo titolare della “Distribuzione Siciliano S.r.l.”, operante nel commercio all’ingrosso di prodotti alimentari, nelle catene di supermercati “Pellicano” e “Jolly Market”, molto note e presenti con 21 punti vendita nella provincia di Caserta e Napoli; carcere anche per le “contabili” di Capaldo, la 34enne Michela Di Nuzzo e la madre di quest’ultima, la 56enne Viola Ianniello; ai domiciliari è stato invece condotto il marito della Di Nuzzo, il 45enne Giovanni Merola, che gestiva con la moglie un conto-corrente in cui finivano i soldi di Capaldo.
 
Come lo zio Michele, Capaldo ha sviluppato e portato avanti quella vocazione tipicamente imprenditoriale del clan Zagaria; anche dal carcere, il 44enne, seguendo l’esempio dello zio, ha inoltre continuato a impartire ordini e direttive tramite i fratelli Nicola e Mario Francesco. E’ così emerso che negli anni Capaldo è entrato in società con Siciliano, gestore di decine di supermercati, e ha costituito, intestandole a prestanomi, diverse società produttrici di beni alimentari che rifornivano i supermercati, come “Ovopiù di Gravina Giuseppe srls”, o “I Sapori della Bufala srls”, la “3K srls”, impresa attiva nella produzione e commercializzazione di prodotti in plastica destinati all’uso alimentare; c’era poi la “Santa Maria srl”, utilizzata per continuare a distribuire il latte a marchio Parmalat in territorio casertano dopo la confisca nel 2013 della “Euromilk srl”, altra società risultata infiltrata dalla camorra casalese, come emerso da svariate indagini, l’ultima del gennaio 2020, che portò in carcere per concorso esterno l’imprenditore di Castellammare di Stabia Adolfo Greco, accusato di aver suggerito ai Capaldo la costituzione proprio della Coop Santa Maria per intercettare il flusso di affari e rapporti che una volta era di Euromilk.
 
I titolari delle aziende produttrici, ritenuti prestanome di Capaldo, sono stati colpiti dalla misura della sospensione dall’esercizio dell’impresa” per un anno: si tratta di Giuseppe Gravina (Ovopiù), Anna Colella (supermercati il Quadifoglio a marchio Briò), Giovanni Oliviero (3K srl) e Francesco Chirico (Sapori della Bufala). Capaldo – è emerso – aveva nelle varie società controllate, proprie persone che si occupavano di contabilità e di far arrivare i dividendi, pari a centinaia di migliaia di euro, sui propri conti; c’erano, in particolare, nelle aziende di Siciliano, Michela Di Nuzzo, assunta regolarmente, e la madre Viola Ianniello, che lavorava in nero; le due si occupavano anche di organizzare gli incontri segreti tra Siciliano e Capaldo. Quest’ultimo, inoltre, si era fatto anche assumere come operaio da Siciliano, in modo da risultare un lavoratore con reddito, ed evitare misure di prevenzione patrimoniali nei suoi confronti.
 
I carabinieri e la polizia penitenziaria hanno anche documentato gli investimenti fatti da Capaldo a Tenerife, dove dalla primavera del 2017 ha avviato un’attività di noleggio veicoli con la società Cattleya Rent srl.
 
Con l’arresto di Capaldo e dei fratelli, restano comunque numerosi i parenti del capoclan Michele Zagaria attualmente liberi, dopo essere stati quasi tutti coinvolti in indagini di camorra: è libera da poco la madre di Capaldo, Beatrice Zagaria, sorella di Michele, le altre due sorelle Elvira e Gesualda, i fratelli del boss Antonio e Carmine mentre resta in cella Pasquale, la cui uscita dai domiciliari ad aprile scorso per motivi di salute provocò parecchie polemiche.