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“Non vogliamo sussidi, vogliamo solo continuare a lavorare in sicurezza”. Questo l’appello lanciato in Piazza Vanvitelli, a Caserta, da una trentina di titolari di bar, ristoranti e locali notturni che, nonostante la pioggia, hanno manifestato pacificamente per suonare la sveglia al governo. Un altro lockdown potrebbe essere l’ultimo per decine di attività casertane. “La manifestazione di oggi è solo la prima di una lunga serie – dichiarano alcuni esercenti – Ci siamo mossi senza l’aiuto di nessuna associazione di categoria”.

Del gruppo di imprenditori, nato poco meno di tre settimana fa, fanno parte una cinquantina di gestori di locali  del centro storico , i quali , avendo pochi posti a sedere e lavorando quasi esclusivamente con ” la piazza” , sono stati i primi ad essere colpiti in maniera più netta, e ancor di piú quando sono stati ridotti gli orari di chiusura e di servizio al pubblico.

“Fino ad oggi abbiamo seguito alla lettera le indicazioni che ci si sono arrivate dal Governo e dalla Regione per limitare i contagi – aggiungono – ma evidentemente le misure fin qui adottate non sono state sufficienti né a contenere i contagi né tantomeno a garantirci livelli adeguati di redditività. Per noi va bene qualsiasi soluzione, come l’utilizzo dell’esercito per garantire i controlli, ma limitare ancora le nostre attività significa condannarle al fallimento. E Caserta non se lo può permettere”.

Al contempo, tuttavia, gli imprenditori del centro storico chiedono anche “il blocco immediato di tasse, utenze, fitti, contributi previdenziali. Perché per garantire sicurezza e igiene come abbiamo fatto fino ad oggi abbiamo dovuto affrontare spese extra che non ci sono state rimborsate e che hanno gravato sulle nostre finanze già alle prese con un calo del fatturato superiore al 70%”. Nel corso della protesta di questa mattina è stato apposto uno striscione all’ingresso di Palazzo Castropignano, sede del comune capoluogo.