Il Festival della Letteratura all’Anfiteatro Campano, da Neruda a Garcia Lorca

Il Festival della Letteratura all’Anfiteatro Campano, da Neruda a Garcia Lorca

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Santa Maria Capua Vetere (Ce) –  L’Anfiteatro Campano di Santa Maria Capua Vetere torna a essere location suggestiva e spettacolare del Festival della Letteratura “La memoria degli elefanti”. La manifestazione, alla quarta edizione, è nata nel 2015 da un’idea di Arena Spartacus Amico Bio, il primo ristorante biologico al mondo in un sito archeologico. “I am Spartacus: eroi, valorosi e valori” è il tema conduttore del Festival. La frase viene pronunciata dai gladiatori vinti e destinati al supplizio nella celebre pellicola del 1960 di Stanley Kubrick dedicata al leggendario schiavo tracio che proprio nell’anfiteatro dell’antica Capua, l’attuale Santa Maria Capua Vetere, diede inizio a quella che è considerata la prima rivoluzione della storia.

“La memoria degli elefanti” proporrà giovedì 15 novembre alle ore 20,30 “Il canto della poesia. Da Pablo Neruda a Federico Garcia Lorca”, spettacolo teatrale di Gianni Gallo con Andrea Giuntini al pianoforte. La serata dedicata alla scrittura in versi, che non sarà un semplice reading di poesie, avrà come protagonisti Neruda e Garcia Lorca, due poeti legati dalla lingua ispanica, ma soprattutto dal loro fervore e dalle drammatiche vicende politiche. Lo spettacolo sarà arricchito dai versi di altri grandi autori, come Alda Merini, Dino Campana, Léo Ferré, Vladimir Majakovskij e Giacomo Leopardi.

Scrive Gianni Gallo nella presentazione dello spettacolo: «Neruda, con la sua dolcezza e la sua irruenza, a volte rabbiosa, sfonda quella parete che ci separa dall’Es, dalla Natura, e fa sì che non pochi eletti, ma solo una parte eletta di noi possa accedere alla Poesia. Quella parte in cui sono bandite le regole e i luoghi comuni, Garcia Lorca, il poeta del “Duende”, nel “Llanto por Ignacio Sánchez Mejías”, meglio conosciuto come “Alle cinque della sera”, esprime tutto il suo dolore e, con esso, l’amore per l’amico poeta-torero che muore incornato dal toro ai fianchi nella sua ultima discesa nell’arena. Il poeta Federico Garcia Lorca è ispirato da una particolare passione, il Duende che nasce da un vento mentale, da un potere misterioso, uno spirito occulto, un Demone che “ama l’orlo dei pozzi, brucia il sangue, rompe gli stili”. La poesia è indefinibile. rompendo la gabbia dei significati, può essere più eversiva di una rivolta armata, perché dura più a lungo e sedimenta nelle coscienze e nell’immaginazione collettiva».


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