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Imprenditore ucciso dal clan, il figlio: “Premiare le aziende che denunciano”

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Caserta – “Vanno premiate le aziende virtuose, è necessario dare una mano agli imprenditori che ci mettono la faccia e denunciano la camorra, e non andare assolutamente da quelli che hanno legami con la criminalità organizzata”. Dieci anni dopo la morte del padre, titolare di scuola guida che aveva avuto il coraggio di denunciare gli estorsori del clan dei Casalesi, Massimiliano Noviello è un imprenditore sotto scorta per aver proseguito proprio l’attività paterna. Non ha paura, proprio come il padre, ma crede ancora fermamente che qualcosa debba cambiare.

“Tanto è stato fatto – dice – ma tanto c’è da fare; è stato vinto solo il primo tempo – prosegue – ma c’è un secondo tempo tutto da giocare, e questo lo si può giocare solo con la collaborazione della cittadinanza, partendo da scelte consapevoli, come quella del consumo critico. Vanno premiate le aziende che non hanno nulla a che fare con il clan. Qualche tempo fa mi servivano dei materassi e mi sono rifornito da Pietro Russo, l’imprenditore di Santa Maria Capua Vetere cui dieci anni fa, il 12 maggio 2008, quattro giorni prima dell’omicidio di mio padre, la camorra incendiò l’azienda perché aveva denunciato gli estorsori dei Casalesi. Tutti dovrebbero fare così”.

Massimiliano ritorna poi con la mente a quel giorno del 2008 quando il suo mondo crollò. “Dieci anni fa, qui dove fu ucciso mio padre – afferma – incontrai Cafiero de Raho che prese un impegno verso la mia famiglia, ovvero di dare un nome e un volto agli assassisini di mio padre; questo impegno lo ha mantenuto, e dopo quattro anni furono arrestate dieci persone. Ben dieci persone per uccidere mio padre. Lo Stato ha fatto la sua parte, ma lo Stato siamo noi, se tutti noi cittadini facessimo la nostra parte le cose andrebbero molto meglio” conclude.

 
 
 

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