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Mondragone (Ce) – Una domenica “surreale” a Mondragone (Caserta), con lidi e spiagge libere semivuoti, parcheggi disponibili un po’ ovunque, nessuna coda nelle strade, mentre ai palazzi ex Cirio, dove è stato scoperto un focolaio di Coronavirus che ha coinvolto 43 residenti, perlopiù bulgari di etnia rom (tutti asintomatici), c’è calma in attesa dell’arrivo di Matteo Salvini previsto per domani; su uno dei cinque palazzi sottoposti a cordone sanitario, in particolare quello dove risiedono soprattutto italiani (negli altri quattro vivono bulgari di etnia rom), ancora campeggia lo striscione con la scritta “Salvini metti ordine, ci vogliono le palle”; ma è a poche centinaia di metri, sul lungomare, che il clima si fa “caldo” appena si parla con i gestori dei lidi. Tutti lamentano disdette per gli abbonamenti di luglio e agosto, e il tutto in appena sette giorni, visto che domenica scorsa, quando ancora il focolaio non era emerso, gli stabilimenti erano pieni, e nei parcheggi non si trovava posto. “Sembra passato un secolo – dice Sabrina Nugnes, gestore del Lido Medusa, in pieno centro – in questi giorni la gente mi sta chiamando per disdire, altri mi chiedono se ‘è possibile venire a Mondragone’, come se la città fosse chiusa. Devo ammettere che io e i miei colleghi ce l’abbiamo un po’ con la stampa, per certi titoli che hanno scatenato il panico tra le persone, che non rispecchiano in alcun modo la realtà, visto che nei palazzi ex Cirio sono emersi appena 43 contagi su oltre 700 tamponi. Eppure la città è deserta, dopo mesi di lockdown e sacrifici; se l’avessimo saputo non avremmo mai riaperto. Per quanto riguarda i problemi con i bulgari – aggiunge – sono loro a non volersi in alcun modo integrare. A Mondragone ci sono comunità di polacchi, albanesi e ucraini, tutti sono ormai nostri concittadini, e con nessuno c’è mai stato alcun problema”. In spiaggia, sia nei lidi che in quelle libere, ci sono quasi esclusivamente cittadini di Mondragone. C’è però una famiglia di Napoli con ombrellone e sdraio; “prima di venire ci siamo informati bene, e ovviamente non abbiamo letto o social – dice Salvatore – così ho capito che non ha alcun senso aver paura; non c’è poi tutta questa emergenza sanitaria, per cui ho deciso di portare a Mondragone mia moglie e piccoli, come faccio da anni”. Al lido Sinuessa, Aldo, mondragonese doc con nonna di origine russa deportata ad Auschwitz, è seduto al bar, e guarda con rabbia quanto sta accadendo. “Mondragone è sempre stata una città multietnica, come dimostra la mia storia personale, quello che sta accadendo con i bulgari è solo colpa di quest’ultimi, che non vogliono adeguarsi alle regole civili; abbiamo accolto tutti, ma avere un ghetto degradato e senza regole in pieno centro è qualcosa che non si può più tollerare. Abbiamo una storia millenaria, con una città romana sommersa come Sinuessa, eccellenze come mozzarella e il vino Falerno, mare pulito, visto che qui i depuratori funzionano molto bene. Vedere le spiagge vuote in una domenica di fine giugno fa molto male”.