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Si respira aria di smarrimento e disillusione tra i poliziotti penitenziari del carcere di Santa Maria Capua Vetere (Ce) dopo gli arresti e le sospensioni di oltre 50 agenti in servizio proprio all’istituto casertano, coinvolti nell’indagine della Procura sui pestaggi nei confronti dei detenuti del reparto Nilo avvenuti il 6 aprile del 2020; molte altre decine sono indagate. Per ora non è la rabbia il sentimento prevalente.

“E’ come se avessimo contratto una malattia grave – spiega un agente con un metaforaci sentiamo smarriti, sofferenti, senza sapere cosa ci può capitare. Durante la perquisizione del 6 aprile 2020 ci sono state sicuramente delle esagerazioni, ma il tutto va letto nel contesto di un periodo in cui c’erano rivolte in tutte le carceri italiane, penso a Foggia; e proprio a Santa Maria Capua Vetere furono trasferiti i detenuti protagonisti di quelle rivolte. Così ci siamo trovati a fronteggiare una situazione esplosiva, con dei detenuti molto aggressivi che volevano prendere il sopravvento. Ricordo che noi, rispetti ai detenuti, siamo in minoranza”.

Intanto al carcere, alle vecchie carenze di organico si aggiungono quelle emerse dopo gli oltre 50 tra arresti e sospensioni: all’istituto casertano mancano all’appello, al momento, 150 agenti, e per ora il Dap sta provvedendo inviando il personale del Gom (Gruppo Operativo Mobile).