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Napoli – La cocaina per gli sballi del sabato sera a Napoli ha un «sapore» diverso, più potente, più «selvaggio». Ci sono chili di «polvere bianca» che non arrivano più dal Messico e dalla Colombia ma direttamente dal Rio delle Amazzoni, il fiume più grande del mondo che attraversa anche la parte nord del Brasile.

L’allarme è racchiuso in dodici informative firmate da tutti i reparti speciali antidroga di guardia di finanza, polizia e carabinieri e sono allo studio dei pm della Dda di Napoli che provano ad intercettare i carichi che arrivano dagli stati dell’America Centrale. Sono cambiati gli equilibri nei principali stati produttori di cocaina: Colombia e Messico ma il circolo non si ferma e allora le forze dell’ordine hanno scoperto che le foglie di coca, prodotte ancora in Perù e Bolivia, vengono trasformate in cloridrato di cocaina in industrie «abusive» brasiliane.

Ma cosa è cambiato allora per i boss di Napoli? Tantissimo ed è rinchiuso tutto nelle relazioni copiose che sono nelle mani dei magistrati. Sono solo un miraggio i summit in alberghi di lusso in stile «Gomorra» con contrattazioni private tra broker del centro America ed emissari mandati da Scampia e Secondigliano. Niente più cene di lusso a base di ostriche e champagne «Dom Perignon» con viste mozzafiato in alberghi da mille euro a notte a Barcellona, Malaga e Valencia.

Chi vuole la droga adesso devo «sporcarsi le scarpe», nel vero senso della parola e soprattutto rischiare in prima persona. Le missioni non sono più in Spagna, sulla Costa del Sol, da sempre crocevia dei traffici sia con l’America che con l’Africa, ma in Brasile dove i nuovi cartelli vogliono contrattare in prima persona e senza intermediari. I pagamenti avvengono in due modi: o con il «bit coin», la moneta virtuale che sta spopolando tra i giovani e che è praticamente «invisibile», oppure con il money transfer, come si usa da qualche anno.

I «maestri» in questo tipo di trasferimento di capitali sono i Contini della zona dell’Arenaccia e i Licciardi di Secondigliano. Il punto di ritrovo per i boss napoletani è a Manaus, una zona turistica nel cuore del Brasile ed è lì che i narcos prendono in «consegna» il napoletano. Dopo una tragitto in auto tra le foreste pluviali con un’umidità asfissiante che sfiora anche il 70 per cento, si arriva verso il «grande fiume», il Rio della Amazzoni. Il boss sale su una barca in legno con un motore da 200 cavalli e sfreccia tra coccodrilli e piranha verso il villaggio dove ci sono i capi dei cartelli, nascosti in baracche in legno «ultratecnologiche» con antenne paraboliche, telefoni satellitari e televisori a schermo piatto alimentati da generatori a benzina. La cocaina viene importata a chili usando i container carichi di banane verso i porti di Napoli e Salerno.

Amazzonia 1

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