Il business del vento, le pale e una montagna da salvare

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Lo hanno chiamato il Lupo del Matese. Giuseppe Fappiano, cerretese, tra i promotori del Fronte Sannita per la difesa della montagna, della battaglia contro l’eolico selvaggio ne ha fatto una ragione di vita, fino quasi a metterla a rischio, la vita, con uno sciopero della fame interrotto solo dall’aut aut dei medici: o la smetti o ti fai male.

Non poteva che essere lui, Pino, dunque, ad accompagnarci in questo viaggio lungo le pendici del Matese sud-orientale. Pochi minuti di macchina dal centro di Cerreto Sannita e ti sembra di aver viaggiato per ore.

Ti ritrovi in un altro mondo. Perché diversi sono i suoni che percepisci, sconosciuti i profumi che penetrano le tue narici, nuovi i colori che i tuoi occhi si divertono a scrutare. Ti viene quasi naturale aspettare il tuo turno, in fila di fianco a una mucca, per bere un po’ di acqua fresca gentilmente offerta da una sorgente naturale aperta 24 ore su 24, da secoli.

Ed è così che prendi consapevolezza che la distanza che hai percorso non la puoi misurare in chilometri ma in tempo. E allora comprendi che sei arrivato davvero lontano. Ben più lontano dei quindici minuti di orologio che hai trascorso in macchina. E se ancora non lo hai capito, a spiegartelo è l’arrivo del Capovaccaio, un piccolo avvoltoio che l’enciclopedia non a caso definisce ‘del vecchio mondo’. E che in questo massiccio si è ritrovato come a casa.

Un incanto che potrebbe presto spezzarsi.

La montagna sta per cambiare padrone. Gigantesche pale eoliche prenderanno il posto dei lupi, quelli veri.

Come una beffa, sarà quella che chiamano energia verde a sfigurare per sempre – e in peggio – il volto della montagna. Una distesa di pale eoliche e il Matese farà il suo ingresso nel ventunesimo secolo, smarrendosi.

Un passaggio che la politica non ha voluto e saputo evitare.

Le istituzioni hanno fatto poco o nulla per difendere un patrimonio che è di tutti. In forza di un potere che dura pochi anni, troppi sindaci hanno acconsentito allo sfregio perenne di ciò che c’è sempre stato e che sempre ci sarà, anche se non sarà più lo stesso.

Pure con loro abbiamo cercato una interlocuzione. Ma inutilmente. Agli attivisti del Fronte è bastato uno squillo del telefono per essere con noi. E’ continuato a suonare al vuoto, invece, quello del sindaco di Morcone Costantino Fortunato.  Neanche l’invito via Pec ha trovato risposta. Perché insistere? A parlare per lui ci sono fatti e atti, buon ultimo il ricorso contro il provvedimento di sequestro del cantiere della Montagna di Morcone dove erano iniziati – senza la cartellonistica necessaria e in mancanza di autorizzazioni efficaci – i lavori per la costruzione del parco.

Ma per un confronto siam sempre qui. Discorso che estendiamo a tutti i rappresentanti istituzionali del territorio. A quelli favorevoli al progetto eolico che interessa il Matese beneventano e la Valle del Tammaro e anche a chi si dichiara contrario, considerato che pure con la fascia tricolore di Santa Croce del Sannio ogni tentativo di entrare in contatto è risultato vano.

Restiamo noi. Noi e Pino. Noi, Pino e quanti tra la montagna e la pala hanno deciso da che parte stare, scegliendo la parte del più debole. Che in un mondo in cui tante cose vanno alla rovescia non è la pala ma è la Montagna.