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di Carlo Tarallo

Napoli – Il 13 febbraio scorso, l’Inter comunicò con un tweet che Mauro Icardi non era più il capitano nerazzurro, e che la fascia toccava a Samir Handanovic. “Non è venuto a Vienna”, disse il tecnico, Luciano Spalletti, “per l’Europa League: era convocato. E’ impreciso dire che l’Inter non lo aveva convocato”. Da quel momento, Icardi fu messo ai margini del progetto Inter, poi iniziarono i problemi a causa delle presenze televisive della moglie/agente, Wanda Nara, e in estate fu messo in vendita, con tanto di cause legali incrociate tra lui e la società. Alcuni tifosi ne invocavano il ritorno, altri lo contestavano, ma l’Inter tenne duro e dopo un fine di stagione altalenante, quest’anno Icardi è andato al Psg.

Il Napoli in questo momento ha cinque “Icardi”, ovvero i presunti (ma non troppo) capi della rivolta: InsigneMertensCallejonAllan, Koulibaly. I cinque ribelli si sono macchiati, insieme al resto della rosa, ma con responsabilità più pesanti in quanto “senatori”, di un gesto molto più grave di quello commesso lo scorso anno da Maurito. I tifosi sono schierati compatti al fianco della società, e si preannuncia per loro, domani contro il Genoa, un’altra pesantissima contestazione.

Se Aurelio De Laurentiis ha davvero intenzione di tenere duro, di non stabilire un pericoloso precedente, a questo punto ha il dovere morale, sportivo e imprenditoriale di togliere la fascia di capitano a Lorenzo Insigne e mettere fuori rosa i cinque “senatori”. Se domani scenderanno in campo, saranno presi di mira dai tifosi e il Napoli potrebbe andare incontro a una pesante delusione. Non solo: se anche uno solo di loro sarà regolarmente in campo, la “linea della fermezza” tanto apprezzata dai tifosi si dimostrerà soltanto una mossa propagandistica.